Non siamo una redazione.
Siamo un'abitudine.
Un collettivo di collezionisti, tecnici del suono e appassionati di scrittura che nel 2026 ha smesso di lamentarsi della critica musicale italiana — e ha deciso di farne una migliore.
Si sono conosciuti a Londra — non nello stesso momento, non nello stesso posto, ma nella stessa città e nello stesso giro. Negozi, listening bar, fiere nei quartieri sbagliati dove si trovavano le cose giuste. Anni in cui Londra era ancora un posto in cui la musica aveva indirizzi precisi e orari irregolari. Quando ognuno è tornato a casa — Milano, Como, altrove — la cosa che è rimasta non era la nostalgia, ma una conversazione che non si era mai interrotta.
Per anni quella conversazione è rimasta privata — messaggi, link, pressing guide scritte in una chat di gruppo che nessuno aveva mai pensato di pubblicare. A un certo punto la domanda è diventata inevitabile: perché continuiamo a scrivere queste cose solo tra di noi? Non esisteva in Italia un magazine sul vinile che trattasse la musica con la stessa serietà con cui la trattavano loro tra loro. Groov-illa è la risposta a quella domanda.
Non un catalogo di titoli. Non una lista di pressing da acquistare. Non un forum travestito da rivista. Qualcosa che trattasse il disco in vinile per quello che è: un oggetto totale — copertina, matrice, storia, suono — e la musica che contiene come il motivo per cui vale la pena occuparsene.
«Un disco non è mai solo musica. È un oggetto, un rito, un profumo di polvere e lacca. Collezionare vinile è collezionare tempo.»
Groov-illa non ha una redazione nel senso tradizionale del termine. Ha un gruppo di persone che si riunisce attorno a un disco — fisicamente o virtualmente — e poi torna a scrivere. Ognuno porta qualcosa di specifico. Nessuno porta obiettività: quella la lasciamo ai comunicati stampa.
Ho cominciato a comprare dischi a quindici anni in un negozio di Monza che non esiste più. Mi sono fatto la cultura su Ciao 2001, Rockerilla, Il Mucchio Selvaggio, L'Ultimo Buscadero, Rolling Stone — riviste che trattavano un disco come se fosse una questione seria. Da allora non ho mai smesso. Groov-illa è il posto dove scrivo di musica come ho sempre voluto farlo: senza classifiche obbligate, senza algoritmi da accontentare. Solo dischi che contano.
BRITISH ROCK · PUNK · PROG · FOLK · ANNI '80
Il soul mi ha salvato almeno tre volte. La prima a vent'anni, quando ho messo su Otis Redding per sbaglio e ho capito che esisteva musica capace di cambiare la temperatura di una stanza. Colleziono vinili soul e funk da trent'anni e ancora mi stupisco quando un solco vecchio di sessant'anni suona come se fosse stato inciso ieri. Mike G. è uno pseudonimo, ovviamente. Chi sa, sa — e a chi non sa, basti questo: i dischi giusti li riconosci dal solco, non dal nome sulla copertina.
SOUL · FUNK · R&B · JAZZ · GEAR
La musica che mi interessa è quella che non sai bene dove finisce. Eno, Reich, Basinski, Noto — tutto quello che abita gli spazi tra i suoni più che i suoni stessi. In vinile queste cose acquistano un peso fisico che il digitale non restituisce. Scrivo di dischi che richiedono attenzione, non sottofondo. John S. è uno pseudonimo. Se riconosci la foto, sei sicuramente dei nostri.
AMBIENT · EXPERIMENTAL · ELECTRONIC · KRAUTROCK
Sono cresciuta con i dischi di mio padre — Nick Drake, Fairport Convention, Pentangle. Ho sempre pensato che il folk fosse musica per stare soli in buona compagnia. Scrivo di dischi che hanno qualcosa di artigianale, qualcosa che si sente fatto a mano. Se un album non mi fa venire voglia di stare zitta ad ascoltare, non vale la pena scriverci sopra. Emma P. è uno pseudonimo. Chi riconosce la foto sa già tutto quello che c'è da sapere.
FOLK · PSYCH FOLK · SINGER-SONGWRITERQuello che crediamo — e quello che non faremo mai.
- Autorevolezza senza arroganza. La competenza si dimostra attraverso le analisi, non attraverso l'autocompiacimento. Se un disco ha un limite, lo diciamo.
- Il vinile come oggetto totale. Copertina, pressing, matrice, storia: tutto fa parte dell'esperienza. Una recensione che non parla dell'incisione è a metà strada.
- Niente algoritmi. Non scriviamo per i motori di ricerca. Scriviamo per chi mette un disco sul piatto e vuole capire cosa sta ascoltando — e perché conta.
- Onestà sulle affiliazioni. Groov-illa utilizza link affiliati Amazon. Lo diciamo chiaramente in ogni pagina. Non cambia quello che scriviamo: cambia come paghiamo il server.
- Passione senza sentimentalismo. L'entusiasmo è lecito. Il trasporto acritico non lo è. Ogni disco va guadagnato la nostra stima — anche quelli che amiamo da trent'anni.
Una nota sulla musica digitale.
Non siamo integralisti. Ascoltiamo anche in streaming, usiamo le playlist, siamo su Spotify. Ma crediamo che ci sia una differenza qualitativa — non solo sonora, ma rituale e culturale — nell'atto di mettere un disco sul piatto, abbassare la puntina e aspettare quei tre secondi di fruscio prima che la musica cominci. Groov-illa esiste per chi sa di cosa stiamo parlando.
«Il magazine digitale per chi crede ancora che la musica si ascolti, non si streami.
Ogni parola scritta con l'ago sul solco.»