C'è un modo onesto di raccontare una vita in tre atti come quella di Paul Weller, ed è lasciar parlare chi quegli atti li ha vissuti accanto a lui. È la scelta di Dan Jennings in questa storia orale autorizzata: nessun biografo che tira le fila dall'alto, ma un montaggio di voci — compagni di band, produttori, amici, collaboratori, lo stesso Weller — che si rincorrono e a volte si contraddicono. Il risultato è più vicino a un documentario su carta che a una biografia classica, ed è esattamente ciò che serve a un personaggio che ha fatto della reinvenzione il proprio mestiere.
Il libro attraversa tutto l'arco: la Woking operaia e la nascita dei Jam, il mod-punk che conquista l'Inghilterra e lo scioglimento all'apice nel 1982; la svolta elegante e divisiva dello Style Council; e la terza vita, quella solista, dal quasi-oblio di inizio anni Novanta fino al titolo di "Modfather" del Britpop. La forma orale rende bene proprio le fratture — i momenti in cui Weller ha bruciato ciò che aveva costruito per ricominciare altrove — perché le vede da più angolazioni, comprese quelle di chi su quelle scelte ci ha rimesso.
Una precisazione di metodo, perché a Groov-illa l'onestà conta: questa è una segnalazione ragionata di un volume monumentale (oltre settecento pagine), non un verdetto da lettura integrale. Per chi ama Weller, o per chi è arrivato alla sua musica da una delle tre porte e vuole capire le altre due, è uno dei riferimenti più ampi oggi disponibili in italiano. Lo abbiamo raccontato anche nel nostro reportage sulle tre vite di Paul Weller, di cui questo libro è il complemento naturale: lì la tesi, qui le voci.