Le scelte della redazione

Giugno 2026

Cinque dischi che la redazione ha ascoltato ad occhi chiusi. Non classifiche, non algoritmi. Solo orecchie.

  1. Miles Davis — Bitches Brew (1970) copertina vinile
    01

    Bitches Brew

    Miles Davis · 1970

    scelta di Corrado

    Non è il disco jazz più facile da amare e non ci provo nemmeno a venderlo come tale. Ma quando le due facciate si aprono in quel brodo elettrico — Miles che non suona note ma evoca temperature — capisci che il funk e tutto quello che è venuto dopo passano da qui. Lo tengo sul piatto quando voglio ricordarmi che la musica può ancora spaventare. In vinile il doppio gatefold è un oggetto che vale la pena possedere.

  2. Nick Drake — Pink Moon (1972) copertina vinile
    02

    Pink Moon

    Nick Drake · 1972

    scelta di Emma

    Ventotto minuti, voce e chitarra, quasi niente altro. Nick Drake consegnò i nastri alla casa discografica lasciandoli alla reception, senza dire una parola. È il disco che metto su tardi, quando la casa è silenziosa e non voglio che nessuna produzione si metta tra me e una canzone. La title track dura due minuti e mezzo e contiene più verità di interi album. Cercatelo nel pressing originale Island se potete.

  3. Talking Heads — Remain in Light (1980) copertina vinile
    03

    Remain in Light

    Talking Heads · 1980

    scelta di Sergio

    Brian Eno e i Talking Heads che scoprono l'Africa di Fela Kuti e la riportano dentro il post-punk di New York. Once in a Lifetime la conoscono tutti, ma è l'intero lato A che non smette mai di girare — strati ritmici che si accumulano fino a diventare ipnosi. È il disco che metto quando qualcuno mi dice che il rock degli anni Ottanta era tutto plastica. Poi lo faccio ascoltare e sta zitto.

  4. Steve Reich — Music for 18 Musicians (1978) copertina vinile
    04

    Music for 18 Musicians

    Steve Reich · 1978

    scelta di John

    Un'ora di pulsazioni che si trasformano così lentamente che non te ne accorgi finché non sei già da un'altra parte. Reich non scrive melodie, scrive processi — e questo è il più bello che esista. Lo metto su quando devo lavorare e voglio che il tempo smetta di avere fretta. In vinile, con le facciate che ti obbligano a fermarti e girare il disco, il rituale fa parte della musica.

  5. Scott Walker — The Drift (2006) copertina vinile
    05

    The Drift

    Scott Walker · 2006

    scelta di John

    Non è un disco, è un luogo da cui si torna cambiati. Scott Walker che a sessant'anni decide di abbandonare ogni cosa lo avesse reso amabile e costruisce qualcosa di terribile e necessario. C'è un brano dove percuotono un pezzo di carne come strumento. Non lo metto spesso — non si può — ma quando lo faccio mi ricorda che esiste musica che non vuole piacere, vuole esistere e basta.

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