Ottobre 2026
Cinque dischi ascoltato ad occhi chiusi. Non classifiche, non algoritmi. Solo orecchie.
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01Juju
Siouxsie and the Banshees · 1981scelta di Sergio
Apro ottobre tornando sull'isola aperta il mese scorso con i Bauhaus. Juju è il disco in cui Siouxsie and the Banshees smettono di essere una band post-punk e diventano l'architettura stessa del goth: le chitarre di John McGeoch che disegnano spirali gelide, la batteria tribale di Budgie, la voce di Siouxsie che comanda tutto dall'alto. «Spellbound» e «Arabian Knights» sono due dei migliori singoli dell'epoca. Lo metto quando voglio qualcosa di elegante e minaccioso insieme.
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02Marcus Garvey
Burning Spear · 1975scelta di Sergio
Dopo King Tubby e Lee Perry, l'isola dub-reggae chiedeva il roots nella sua forma più nobile. Marcus Garvey di Burning Spear è questo: la voce di Winston Rodney come quella di un predicatore, i Black Disciples dietro, un disco intero costruito sulla memoria di Marcus Garvey e sulla dignità nera. Non è dub da mixer, è roots da chiesa — grave, ipnotico, politico. Lo ascolto di sera, al volume giusto, e mi porta altrove.
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03Betty Davis
Betty Davis · 1973scelta di Sergio
Questo è il disco che tiro fuori quando voglio svegliare la stanza. Betty Davis — un tempo moglie di Miles, e musicista molto più radicale di quanto la storia le riconosca — nel 1973 fece un funk feroce, sporco, sfacciatamente sessuale, cantato con una voce che ringhia e graffia. Era troppo avanti per il suo tempo, boicottata e poi dimenticata, e oggi è un grail da scavo. «If I'm in Luck I Might Get Picked Up» è tre minuti di pura insolenza. Nessuno suonava così.
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04Musik von Harmonia
Harmonia · 1974scelta di Sergio
Gli Harmonia erano un supergruppo del kraut senza saperlo: Michael Rother dei Neu!, più Moebius e Roedelius dei Cluster, in una casa di campagna a Forst. Musik von Harmonia (1974) è elettronica calda e pastorale, motorik ammorbidito — il suono di tre musicisti che inventano il futuro senza fretta. Brian Eno li definì la band più importante del mondo, e ascoltando «Dino» o «Watussi» capisci perché. Il mio disco kraut da mattina presto.
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05Arbeit Macht Frei
Area · 1973scelta di Sergio
Chiudo sull'isola di casa, il prog italiano, con il disco più estremo che quell'isola abbia prodotto. Arbeit Macht Frei (1973) è l'esordio degli Area, e non somiglia a niente: jazz-rock, musica mediterranea e balcanica, elettronica, e soprattutto la voce impossibile di Demetrio Stratos, capace di cose che la voce umana non dovrebbe fare. È prog politico, colto, furioso. Se PFM e Banco erano l'ala melodica del prog italiano, gli Area ne erano l'avanguardia. Un disco che ancora oggi spiazza.
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