Per anni Alice Coltrane è stata, nella narrazione comune, "la vedova" — la moglie che prese il posto di McCoy Tyner al pianoforte e che ereditò un cognome ingombrante. Franya Berkman è stata la prima a trattarla per quello che era: un'autrice, una compositrice, una delle voci più originali della sua epoca. Monument Eternal è il primo studio interamente dedicato alla sua musica, e resta il libro di riferimento.
Berkman, etnomusicologa, ricostruisce l'intero arco: la bambina che suonava negli organi delle chiese nere di Detroit, la pianista bebop, l'arpista delle registrazioni Impulse! e Warner, e infine la swami Turiyasangitananda che dirigeva una comunità spirituale nel sud della California e incideva canti devozionali distribuiti solo su cassetta. È un percorso che la critica ha a lungo trovato imbarazzante; Berkman lo prende sul serio in ogni sua fase, comprese le registrazioni dell'ashram che oggi, dopo la riscoperta firmata Luaka Bop, sono finalmente ascoltate da tutti.
Per chi segue il jazz spirituale è una lettura preziosa: Alice è centrale nei miei capitoli e nel revival contemporaneo, e questo è l'unico libro che ne abbraccia la traiettoria completa, dalla musica modale alla devozione. La scrittura è rigorosa ma leggibile, con tanto di esempi musicali per chi li sa leggere.
È un libro snello, centosessanta pagine, e specialistico — non un'introduzione generale ma un approfondimento. Va detto anche che Berkman morì giovane, nel 2012, poco dopo averlo pubblicato.
Il titolo è quello di una composizione di Alice Coltrane. Il libro lo merita: è esso stesso un monumento, alla musicista e a chi la studiò per prima.