La storia della Stax si legge come una tragedia greca, e Robert Gordon la racconta come tale. Un fratello e una sorella bianchi fondano in un quartiere nero e povero di Memphis un'etichetta che diventa un monumento all'integrazione razziale, proprio negli anni del movimento per i diritti civili. La casa di Otis Redding, di Isaac Hayes, di Booker T. & the MG's — la band-simbolo, bianchi e neri che suonano insieme — e degli Staple Singers. Poi l'ascesa nazionale, il potere, e infine la caduta, rovinosa e rapida, fino alla bancarotta e alla demolizione dello studio.
Gordon conosce Memphis come pochi e scrive da romanziere: il libro è guidato dai personaggi, dalle loro voci, dalle loro contraddizioni. Racconta il soul non come fenomeno astratto ma come impresa umana fatta di persone reali, in una città reale, in un momento storico esplosivo. E sullo sfondo c'è sempre l'America: la segregazione, l'assassinio di King a pochi isolati dallo studio, il passaggio dal sogno integrazionista al black power.
Per chi colleziona soul e funk in vinile, è il libro che dà profondità a ogni stampa Stax: dopo averlo letto, quei dischi non sono più solo groove, sono i frammenti di una storia americana di speranza e rovina. La storia definitiva di una delle etichette più amate di sempre.

