Do Not Sell At Any Price. The Wild, Obsessive Hunt for the World's Rarest 78rpm Records — Amanda Petrusich
Vinile e Collezionismo · Fondamentale

Do Not Sell At Any Price. The Wild, Obsessive Hunt for the World's Rarest 78rpm Records

Amanda Petrusich
2014·Scribner·272 pagine
Edizione inglese · Cartaceo
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Prima del vinile c'erano i 78 giri: dischi di gommalacca, spessi, fragili, dieci pollici di musica che si rompevano se li guardavi storto. E prima dei collezionisti di vinile c'erano i collezionisti di 78 giri — una confraternita di individui ossessivi, eccentrici, quasi monastici, che hanno passato la vita a cercare le sole copie esistenti di certe registrazioni di blues e country degli anni Venti. Amanda Petrusich è entrata in quel mondo e ne ha scritto uno dei libri più belli mai dedicati al collezionismo.

La forza del libro è che Petrusich non è una collezionista. È una giornalista musicale — scrive per il New Yorker — che si avvicina a questa subcultura da estranea, con curiosità e una certa diffidenza, e a poco a poco ne resta contagiata. Questo sguardo da fuori è esattamente ciò che rende il libro universale: non è scritto per gli iniziati, è scritto per chiunque si sia mai chiesto cosa spinge una persona a dedicare la vita a degli oggetti.

E che oggetti. I 78 giri di cui parla il libro sono tra le cose più rare al mondo: certe copie sono uniche, l'unico esemplare sopravvissuto di una registrazione che altrimenti non esisterebbe più. Petrusich racconta aste in cui questi dischi raggiungono decine di migliaia di dollari, collezionisti che si immergono nei fiumi del Sud degli Stati Uniti a cercare dischi gettati via decenni prima, la genealogia che lega questi cacciatori a figure come Harry Smith e il fumettista R. Crumb. È un mondo che sembra inventato e invece è reale fino al midollo.

Ma sotto l'avventura c'è una riflessione più profonda, ed è questa a fare la differenza. Petrusich usa il collezionismo di 78 giri per interrogarsi su cosa significhi possedere la musica, conservarla, salvarla dall'oblio. Questi collezionisti ossessivi sono, di fatto, gli archivisti involontari di un patrimonio che le istituzioni avevano dimenticato: senza di loro, intere tradizioni musicali sarebbero scomparse. La loro mania ha una funzione culturale che va oltre la mania.

Per il lettore di Groov-illa, è un libro che parla a tutti noi, qualunque formato collezioniamo. Perché la domanda che pone — perché cerchiamo questi oggetti, cosa cerchiamo davvero quando cerchiamo un disco — è la stessa che si pone chiunque abbia mai passato un pomeriggio a frugare in una cassetta di vinili polverosi. Petrusich non dà una risposta semplice. Ma fa capire che la domanda è seria, e che la risposta ha a che fare con la memoria, la perdita, e il desiderio di non lasciar morire le cose belle.

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