Le scelte della redazione

Agosto 2026

Cinque dischi che la redazione ha ascoltato ad occhi chiusi. Non classifiche, non algoritmi. Solo orecchie.

  1. Pharoah Sanders — Karma (1969) copertina vinile
    01

    Karma

    Pharoah Sanders · 1969

    scelta di Mike G.

    Ci vogliono trentatré minuti e non uno di meno: Karma è un solo brano che si prende tutto il tempo che gli serve. Lo metto su quando ho bisogno che una stanza cambi temperatura — il tenore di Pharoah Sanders che passa dalla carezza all'urlo, e la voce di Leon Thomas che a un certo punto smette di cantare e si mette a fare quello yodel che non somiglia a niente. Non è musica di sottofondo e non è nemmeno musica facile: è una preghiera lunga mezz'ora. Tenete d'occhio il 05 qui sotto — non è un caso che l'abbia scelto io.

  2. Il Balletto di Bronzo — Ys (1972) copertina vinile
    02

    Ys

    Il Balletto di Bronzo · 1972

    scelta di Sergio

    Metto le mani avanti: Ys non è un disco che si fa amare al primo ascolto, e chi ve lo vende come una folgorazione immediata vi sta mentendo. Il Balletto di Bronzo nel 1972 fece uno dei dischi più cupi e densi di tutto il prog italiano — le tastiere di Gianni Leone che incombono, un'atmosfera da fine del mondo che non concede tregua. La prima volta mi è rimbalzato addosso; la quarta mi ci sono perso dentro, ed è lì che ho capito. Datemi retta: è un disco che va corteggiato, non consumato.

  3. Vashti Bunyan — Just Another Diamond Day (1970) copertina vinile
    03

    Just Another Diamond Day

    Vashti Bunyan · 1970

    scelta di Emma

    Questo è il disco che tengo per le mattine in cui voglio che il mondo rallenti. Vashti Bunyan lo registrò nel 1970 dopo un viaggio in carro e cavallo fino alle Ebridi, e si sente: sono canzoni piccole, sussurrate, con gli archi di Robert Kirby e la produzione di Joe Boyd a tenerle come si tiene un uccellino nel palmo delle mani. All'epoca non lo comprò nessuno e lei sparì per trent'anni; oggi gli originali Philips valgono una fortuna. È il tipo di disco per cui esiste il crate digging — cercarlo fa parte dell'amarlo.

  4. Can — Tago Mago (1971) copertina vinile
    04

    Tago Mago

    Can · 1971

    scelta di John

    Tago Mago è due dischi, e sono due animali diversi. Il primo è groove ipnotico — 'Halleluhwah' che gira per diciotto minuti e ti risucchia, con Damo Suzuki che borbotta e Jaki Liebezeit che è una drum machine fatta di carne. Il secondo è dove i Can ti mollano nel buio: rumore, nastri, musica concreta, roba che la prima volta ti fa alzare la puntina. Non toglietela — è proprio lì che vive il disco, nel coraggio di non essere gradevole. Nel 1971, per giunta.

  5. Nubya Garcia — Source (2020) copertina vinile
    05

    Source

    Nubya Garcia · 2020

    scelta di Mike G.

    Chiudo con un disco di cinque anni fa, e lo faccio apposta. Source di Nubya Garcia è il jazz spirituale del 2020 — Londra al posto di New York, il dub e la cumbia dentro il tenore — ma è lo stesso filo del Karma con cui ho aperto: la stessa idea che un sassofono possa portarti da qualche parte, non solo intrattenerti. Cinquant'anni tra i due dischi, e la stessa firma qui sotto: sì, li ho scelti tutti e due io, e volevo che li ascoltaste in fila. Metteteli uno dopo l'altro e sentite quanto poco è cambiato ciò che conta.

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