Polydor · 1972
Non il solito «disco dimenticato»: Ys come oggetto da cacciare — cos'è la prima stampa Polydor 1972, come si riconosce e perché i giapponesi la inseguono.
Ci sono dischi che si ascoltano e dischi che si cacciano. Ys è entrambe le cose, ma è per la seconda che merita una pagina come questa. Sono quaranta minuti di un'unica suite che non concede appigli: l'organo di Gianni Leone che ringhia, una voce che passa dal sussurro all'urlo, una struttura che si rifiuta ostinatamente di somigliare a una canzone. Nel 1972, a Napoli, Il Balletto di Bronzo incise uno dei dischi più intransigenti del progressive italiano — e poi, per mezzo secolo, il mondo lo ha reso raro.
La storia serve a spiegare proprio questo. Ys è il secondo album del gruppo, uscito su Polydor con musiche di Gianni Leone — tastierista e voce, che dopo lo scioglimento avrebbe inciso da solista come Leo Nero — e testi di Daina Dini. Come quasi tutto il prog italiano dell'epoca fu stampato in tiratura modesta e vendette poco; una versione cantata in inglese, avviata, non fu mai finita; nel 1973 la band si sciolse. Poche copie all'origine, culto costruito dopo: è l'equazione da cui nascono i grail. Non a caso è il disco che Sergio ha scelto tra i dischi del mese ad agosto, con l'avvertenza che va corteggiato, non consumato.
Musicalmente è esattamente quello: un disco difficile, e parte del fascino sta lì. La suite si apre con l'Introduzione, attraversa i tre Incontri e sfocia nel Terzo Incontro ed Epilogo; Leone impila organo, mellotron e clavicembalo in un crescendo cupo che non lascia respiro. La prima volta rimbalza. Poi, se lo si lascia entrare, non se ne esce più. Ma la parte che nessun altro racconta bene non è questa: è come si riconosce la copia giusta.
Come riconoscere la prima stampa Polydor del 1972. Il numero di catalogo è 2448 003 sulla copertina e 2448 003 L sulle etichette (attenzione: non 2448 006, che non è Ys). La confezione è una copertina apribile laminata con un libretto illustrato incollato all'interno, testi e disegni. Il dettaglio che separa la prima tiratura dalle successive è nel credito stampato sull'etichetta: la prima riporta «Parole e musica di N. Mazzocchi». Un secondo indizio, più sottile, è il piccolo testo inglese lungo il bordo dell'etichetta: sulla prima versione è in un carattere stretto, di stampo Phonogram; su quelle seguenti in un font più largo e tondeggiante, quello che Polydor usò per tutti gli anni Settanta. Nel deadwax del lato A è impresso ▽▽2448 003▽1=2 ⚹ 520 250572, dove «520» identifica il luogo di taglio e «250572» si legge come una data, 25 maggio 1972; l'ultimo «1» delle stringhe è speculare. Società dei diritti: S.I.A.E.
Un punto va dato per quello che è: dibattuto. Esiste una seconda variante d'etichetta che aggiunge Cristiano Minellono ai crediti («Parole di N. Mazzocchi / C. Minellono»). L'ipotesi diffusa — sostenuta da italianprog.com e dal cambio di font sul bordo — è che sia una seconda tiratura di poco successiva. Ma diversi collezionisti su Discogs contestano la ricostruzione: potrebbe trattarsi di una revisione dei crediti, non di una ristampa a sé. Prendetela come una questione aperta, non come un fatto acquisito.
E soprattutto: sapere cosa NON è l'originale. Il rischio non sono i falsi, ma le ristampe vendute come prime stampe. La più insidiosa è la ristampa italiana del 1974: usa gli stessi stamper dell'originale, quindi suona vicinissima — ma non è il 1972. La tedesca è facile da smascherare, ha la copertina singola (non apribile) e catalogo 2480 127. Poi ci sono le giapponesi (Polydor 23MM0149, con obi e inserto) e le coreane (Si-Wan). Qui si apre il capitolo che spiega metà del prezzo: il prog italiano è da decenni un'ossessione dei collezionisti giapponesi, ed è anche per la loro domanda che le prime stampe di Balletto, Semiramis e Area valgono cifre da capogiro. Prima di spendere, la scheda master su Discogs resta lo strumento migliore per confrontare le versioni: non ci guadagniamo nulla a linkarla, ed è proprio per questo che va messa — serve a voi, non a noi.
Sui prezzi ci muoviamo per ordini di grandezza, perché quelli dei grail invecchiano male: una prima Polydor pulita si colloca nella fascia alta del collezionismo RPI, dalle diverse centinaia di euro in su, con le copie migliori ben oltre. E conta la completezza: una copia con il libretto integro e la copertina non affaticata vale multipli di una sciupata — su un disco così, l'oggetto è tanto la musica quanto la carta che la avvolge.
Ys chiede di essere meritato due volte: una dall'ascoltatore, che deve avere la pazienza di attraversarlo, e una dal collezionista, che deve avere l'occhio per riconoscerlo. È raro che le due fatiche vivano nello stesso solco. Qui sì.
Uno dei grail del progressive italiano, tanto difficile quanto ricercato. La prima stampa Polydor 1972 (cat. 2448 003, gatefold col libretto, etichetta «Parole e musica di N. Mazzocchi») è l'oggetto da cacciare; per ascoltarlo bastano le ristampe moderne o la giapponese.
Ys su Vinile — Quale Pressing?
cat. 2448 003 (copertina), 2448 003 L (etichette). Copertina apribile laminata con libretto illustrato incollato. Prima etichetta: «Parole e musica di N. Mazzocchi»; testo inglese sul bordo in carattere stretto. Deadwax lato A: ▽▽2448 003▽1=2 ⚹ 520 250572, ultimo «1» speculare. S.I.A.E.
variante con «Parole di N. Mazzocchi / C. Minellono» e testo sul bordo in font più largo e tondo. Ritenuta seconda tiratura di poco successiva — ma su Discogs si discute se non sia solo una revisione dei crediti
la ristampa italiana 1974 (stessi stamper, suono vicino ma non è il '72); la tedesca a copertina singola (2480 127, niente gatefold); giapponesi (23MM0149, con obi) e coreane (Si-Wan). Il rischio non sono i falsi ma le ristampe spacciate per prime stampe
le ristampe moderne (BTF/Vinyl Magic e simili) e le giapponesi sono ottime; la 1974 italiana avvicina il suono originale spendendo meno. Confronta sempre le versioni su Discogs prima di comprare
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Come riconosco la prima stampa Polydor del 1972 di Ys?
Il catalogo è 2448 003 sulla copertina e 2448 003 L sulle etichette; la confezione è una copertina apribile laminata con un libretto illustrato incollato dentro. Sulla prima tiratura l'etichetta riporta «Parole e musica di N. Mazzocchi» e il piccolo testo inglese sul bordo è in carattere stretto. Nel deadwax del lato A trovi ▽▽2448 003▽1=2 ⚹ 520 250572, con l'ultimo «1» speculare. Esiste una seconda variante d'etichetta che aggiunge Cristiano Minellono: è ritenuta una tiratura di poco successiva, ma la cosa è dibattuta tra i collezionisti.
Perché costa così tanto?
Perché all'origine fu stampato in poche copie, la band si sciolse nel 1973, e il culto è arrivato dopo: la classica ricetta del grail. A gonfiare i prezzi c'è soprattutto la domanda giapponese, storicamente ossessionata dal prog italiano. Ragioniamo per ordini di grandezza, perché queste cifre si muovono: una prima Polydor pulita sta nella fascia alta del collezionismo RPI, dalle diverse centinaia di euro in su, con le copie migliori ben oltre. La completezza conta: libretto integro e copertina non affaticata fanno la differenza.
Quali versioni NON sono l'originale del 1972?
Il vero rischio non sono i falsi ma le ristampe scambiate per prime stampe. La ristampa italiana del 1974 usa gli stessi stamper e suona vicinissima, ma non è il 1972; la tedesca ha la copertina singola (non apribile) e catalogo 2480 127; ci sono poi le giapponesi (Polydor 23MM0149, con obi) e le coreane (Si-Wan). Per confrontare tutte le versioni prima di comprare, la scheda master su Discogs è lo strumento giusto.