Le scelte della redazione

Luglio 2026

Cinque dischi che la redazione ha ascoltato ad occhi chiusi. Non classifiche, non algoritmi. Solo orecchie.

  1. Talk Talk — Spirit of Eden (1988) copertina vinile
    01

    Spirit of Eden

    Talk Talk · 1988

    scelta di Sergio

    Lo metto su quando ho bisogno di silenzio ma non di assenza. Nel 1988 i Talk Talk avevano un contratto pop e consegnarono questo: sei brani che nascono dal nulla, si trattengono per minuti interi, poi esplodono per tre secondi e si ritirano. La EMI non sapeva nemmeno come venderlo. A luglio, con le finestre aperte la sera, è il disco che mi ricorda che la musica può permettersi di non avere fretta.

  2. Alice Coltrane — Journey in Satchidananda (1971) copertina vinile
    02

    Journey in Satchidananda

    Alice Coltrane · 1971

    scelta di Mike G.

    Bastano i primi trenta secondi del brano-titolo — l'arpa di Alice Coltrane, il contrabbasso che cammina di Cecil McBee — e sei già altrove. È spiritual jazz nel senso letterale: musica fatta per uscire dal corpo. Lo tiro fuori la domenica mattina, volume basso, e lascio che la stanza si riempia. Un Impulse! del 1971 che, con una buona ristampa sul piatto giusto, ti spiega perché certa gente al vinile non rinuncerà mai.

  3. Minnie Riperton — Come to My Garden (1970) copertina vinile
    03

    Come to My Garden

    Minnie Riperton · 1970

    scelta di Emma

    Pescato in un bin a pochi euro anni fa senza sapere cosa fosse, è ancora il mio miglior colpo da crate digger. La voce di Minnie Riperton che vola su cinque ottave, gli arrangiamenti di Charles Stepney che sembrano d'oro filato: nel 1970 non lo comprò nessuno, oggi è un piccolo tesoro di chamber-soul. Lo metto su quando voglio ricordarmi perché scavo nei bin invece di scrollare le novità — certe cose le trovi solo con le mani sporche di polvere.

  4. Aphex Twin — Selected Ambient Works 85–92 (1992) copertina vinile
    04

    Selected Ambient Works 85–92

    Aphex Twin · 1992

    scelta di John

    Per me è ancora il punto da cui parte tutto. Richard D. James lo registrò da ragazzino su attrezzatura di fortuna, e nel 1992 uscì come se venisse dal futuro: techno ambientale calda, fragile, umana, l'opposto del cliché di freddezza elettronica. Lo ascolto di notte, in cuffia, e non invecchia di un giorno. Se i Boards of Canada di questo mese sono la nostalgia, questo ne è la scintilla iniziale.

  5. Wire — Pink Flag (1977) copertina vinile
    05

    Pink Flag

    Wire · 1977

    scelta di Sergio

    Sì, due scelte mie questo mese — ma i Talk Talk e i Wire sono i due poli tra cui mi muovo da sempre. Pink Flag è l'opposto esatto di Spirit of Eden: ventun pezzi in trentacinque minuti, alcuni finiti in un minuto secco, prima ancora che tu capisca cosa stia succedendo. Nel 1977 i Wire presero il punk e lo asciugarono fino all'osso, e mezza post-punk inglese è nata da qui. Lo metto su quando ho bisogno di una sveglia, non di una ninna nanna.

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