Groov-illa · Deep Cuts · Ritratto · Storia · Folk · 1969–1974
Nick Drake — Pink Moon
Pink Moon · Island Records, 1972. Archivio · Island
Ritratto Storia · Folk · 1969–1974

Nick Drake: tre album, zero concerti

Tre dischi tra il 1969 e il 1972, quasi nessuna copia venduta da vivo. Poi uno spot pubblicitario, e la rinascita di un mito silenzioso.

Ewell, Surrey, giugno 1970. A metà di «Fruit Tree», davanti a una platea di studenti che chiacchierava, Nick Drake posò la chitarra e lasciò il palco del Technical College senza una parola. Per quanto se ne sappia, fu la sua ultima esibizione pubblica. Aveva ventun anni, un album alle spalle e un secondo in lavorazione, e aveva già deciso che il palco non gli apparteneva. Quasi nessuno, quella sera, capì di aver assistito a un congedo.

Era nato a Rangoon il 19 giugno 1948, figlio di un ingegnere inglese di stanza in Birmania, e cresciuto nel Warwickshire. Dopo Marlborough e il Fitzwilliam College di Cambridge — che lasciò prima della laurea — fu il produttore Joe Boyd, tramite la sua società Witchseason, a portarlo alla Island di Chris Blackwell. Tutto ciò che Drake incise nacque tra gli stessi muri: gli studi Sound Techniques di Chelsea, con John Wood al banco di registrazione. Per i primi due dischi gli arrangiamenti d'archi furono affidati a Robert Kirby, un compagno di Cambridge poco più che ventenne.

01 — Il palco

Drake suonava in accordature aperte che si costruiva da sé, e la sua mano destra aveva una pulizia che restò impressa a chi gli stava intorno: il contrabbassista Danny Thompson, presente su Five Leaves Left, ne avrebbe parlato per decenni. Era un tecnico meticoloso fino all'ossessione — per una sola riga di «Free Ride» calò la corda più grave fino a un La, pur di avere la posizione esatta sotto le dita. Quella precisione, però, non sopravviveva al rumore di una sala. Tra il 1970 e il 1971 smise del tutto di esibirsi: niente tournée, niente singoli, nessuna apparizione televisiva. Restavano i dischi, e nient'altro.

02 — Tre dischi

Five Leaves Left (Island ILPS 9105, 1969) è il disco degli archi di Kirby: «River Man», costruito su un 5/4 che ruota su se stesso come un mulinello d'acqua, ne è il centro di gravità. Bryter Layter (ILPS 9134, 5 marzo 1971) andò a cercare la luce. I musicisti dei Fairport Convention — Richard Thompson alla chitarra, Dave Pegg al basso, Dave Mattacks alla batteria — e John Cale, che su «Northern Sky» aggiunse celesta e organo, lavorarono a un suono più ampio, vicino al camera-pop. Era il tentativo, fallito, di costruirgli un pubblico.

Poi, nelle notti del 30 e 31 ottobre 1971, Drake fece l'esatto contrario. Entrò ai Sound Techniques verso le undici di sera, con il solo John Wood, e in due sessioni mise a nastro Pink Moon: undici brani, ventotto minuti e ventidue secondi, voce e chitarra, e una sola frase di pianoforte sovraincisa sulla title track. Consegnò i master alla reception della Island senza preavviso e se ne andò. Il disco uscì il 25 febbraio 1972 (ILPS 9184) ed è l'unico dei suoi album pubblicato anche in Nord America mentre era in vita.

«Pink Moon non fu un messaggio d'addio, ma una dichiarazione: la versione più nuda possibile di ciò che Drake sapeva fare.» — Groov-illa
03 — Il silenzio

Pink Moon fu accolto da una stampa e da un pubblico in larga parte indifferenti. Drake si ritirò nella casa dei genitori a Tanworth-in-Arden, schiacciato da una depressione che la medicina dell'epoca trattava con strumenti grossolani. Il 25 novembre 1974 fu trovato senza vita: l'overdose dell'antidepressivo che gli era stato prescritto. L'inchiesta registrò un verdetto di suicidio, tuttora discusso — l'ingegnere John Wood e Cally Callomon, che oggi cura il suo lascito, hanno sempre sostenuto che Drake fosse orgoglioso di quel disco, non in procinto di congedarsi. Aveva ventisei anni, e tre album che il mondo non aveva ancora ascoltato.

04 — Il secondo atto

La riabilitazione cominciò lentamente. Nel 1973 John Martyn gli dedicò Solid Air; nel 1979 il cofanetto Fruit Tree rimise in circolazione l'intera opera e diede ai critici un corpus su cui ragionare. Per quindici anni Drake rimase un nome che passava di mano tra musicisti più che tra ascoltatori. Poi, nel 1999, uno spot della Volkswagen Golf Cabriolet costruito sulla title track di Pink Moon lo portò per la prima volta dentro milioni di case americane: nei mesi successivi l'album vendette, negli Stati Uniti, più copie che in tutti gli anni precedenti messi insieme. Da allora il catalogo non si è più fermato.

Drake non ebbe imitatori diretti mentre era in vita — non era abbastanza conosciuto per averli. L'influenza arrivò postuma, e fu profonda. Diversi artisti che definirono il decennio successivo alla sua riscoperta lo hanno citato come riferimento esplicito.

The Cure
Robert Smith ha indicato Drake tra i punti di riferimento della prima formazione — quella qualità di immobilità, quell'assenza di spettacolo.
R.E.M.
Quel folk introverso e americanizzato che Peter Buck portò nel mainstream traccia una linea dritta verso Bryter Layter.
Belle and Sebastian
Malinconia di camera, arrangiamento delicato come scelta estetica consapevole — Drake è il modello che dichiarano.
Elliott Smith
Voce a un palmo dal microfono, intimità chiusa, chitarra come confessione: il vocabolario di Pink Moon, spinto più in fondo.
José González
Chitarra acustica e voce, nient'altro. González ha citato Pink Moon come modello operativo per il proprio modo di spogliare un disco fino all'osso.
05 — Il vinile

I pressing originali Island — ILPS 9105, 9134, 9184, con l'etichetta «pink rim» e la palma — sono gli oggetti più cercati. Qui c'è una particolarità che ogni collezionista di Drake conosce: proprio perché vendeva pochissimo, per anni la Island ristampò ripartendo dalle matrici originali, quelle marcate A-1U e B-1U nel solco. Ne consegue che anche certe ristampe degli anni Settanta suonano in pratica come le prime presse — una fortuna rara per chi non vuole spendere cifre da asta. Le copie originali pink rim in Near Mint superano comunque le diverse centinaia di euro su Discogs, e i pezzi migliori vanno oltre.

Per chi vuole ascoltare e non solo collezionare, il riferimento moderno nasce da un lavoro preciso: lo stesso John Wood rimasterizzò l'intero catalogo in catena interamente analogica agli Abbey Road Studios, dai nastri originali. Le ristampe Island/Universal su 180 grammi (2012–2013) derivano da quella sessione: silenziose, con il gatefold riprodotto fedelmente, sono la versione consigliata per l'ascolto quotidiano.

Tre dischi in tre anni, nessun concerto degno di nota, una manciata di copie vendute da vivo: misurata con il metro dell'industria, la carriera di Nick Drake fu un insuccesso quasi totale. Col tempo è diventata altro — un punto di riferimento per chiunque, dopo di lui, abbia voluto fare poco e farlo con esattezza. Il pubblico arrivò quando lui non c'era più, e non se n'è più andato.

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Nick Drake — Five Leaves Left

Nick Drake — Five Leaves Left
Five Leaves Left
Nick Drake
Pressing
Originale Island ILPS 9105 (1969) · Consigliato: ristampa Island/Universal 180g (2013), all-analog
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Nick Drake — Bryter Layter

Nick Drake — Bryter Layter
Bryter Layter
Nick Drake
Pressing
Originale Island ILPS 9134 (1971) · Consigliato: ristampa Island/Universal 180g (2013), all-analog
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Nick Drake — Pink Moon

Nick Drake — Pink Moon
Pink Moon
Nick Drake
Pressing
Originale Island ILPS 9184 (1972), etichetta pink rim · Consigliato: ristampa Island/Universal 180g (2013), all-analog
Sergio S.
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