Parigi e i suoi negozi di dischi
Nel maggio del 1963 Dexter Gordon entrò in uno studio parigino con Bud Powell al pianoforte e Kenny Clarke alla batteria. Erano tre americani, e nessuno dei tre viveva più in America. Il disco che incisero quel giorno si chiama Our Man in Paris*, e il titolo è più letterale di quanto sembri: Parigi non era una tappa, era casa. Per una generazione di musicisti neri americani la città ha significato una cosa semplice e enorme — poter essere trattati da artisti invece che da problema.*
Bisogna partire da qui, perché spiega tutto il resto: perché Parigi ha così tanti negozi di jazz, perché li ha concentrati in due quartieri, perché il fondo di quei negozi è profondo in un modo che poche altre città europee possono eguagliare.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, mentre negli Stati Uniti le leggi di Jim Crow rendevano la vita di un musicista nero un percorso a ostacoli — locali segregati, alberghi che rifiutavano, un sospetto di fondo che nessun talento cancellava — Parigi offriva l'opposto. Sidney Bechet vi si trasferì nel 1950 e diventò una star nazionale, di quelle che riempiono le sale e finiscono sui giornali; morì in Francia, celebrato, nel 1959. Kenny Clarke, il batterista che aveva contribuito a inventare il bebop, arrivò nel 1956 e non se ne andò più: è sepolto a Montreuil, alle porte della città. Bud Powell visse a Parigi dal 1959, suonando al Blue Note della città e stringendo con il disegnatore Francis Paudras l'amicizia che anni dopo avrebbe ispirato Round Midnight. E Dexter Gordon, dopo Go!, lasciò gli Stati Uniti nel 1962 per quattordici anni di Europa, con Parigi al centro.
Non erano turisti e non erano in esilio in senso stretto. Erano musicisti che avevano trovato un mercato del lavoro migliore e un pubblico più adulto. Il jazz, in Francia, era già stato preso sul serio dalla critica — Hugues Panassié, Charles Delaunay, la rivista Jazz Hot — prima ancora che in patria. E i club rispondevano: il Club Saint-Germain in rue Saint-Benoît, il Chat qui Pêche vicino alla Senna, il Caveau de la Huchette nella sua cantina medievale, il Blue Note dove Powell teneva banco. La città ascoltava.
Quella storia non è finita in un museo: è finita negli scaffali. I dischi che quei musicisti incisero, le pressature francesi che li distribuirono, il gusto di un pubblico che il jazz lo compra ancora oggi — tutto questo è il motivo per cui a Parigi, e in particolare nel Quartier Latin e nell'11e, il jazz su vinile si trova come in nessun altro posto d'Europa. Questa puntata è la mappa.
Il Quartier Latin: il cuore jazz
Il 5e arrondissement, intorno alla Montagne Sainte-Geneviève e a rue des Écoles, è la concentrazione di vinile jazz più densa di Parigi e forse d'Europa. Quattro negozi seri nel raggio di poche vie, che si fanno tutti a piedi in un pomeriggio, con il Panthéon come sfondo e le librerie universitarie a fare da contorno. È il quartiere dove studiavano — e ascoltavano — generazioni di parigini, e i negozi ci sono cresciuti dentro.
Paris Jazz Corner (5 rue de Navarre, metro Monge L7, mar-sab 12-20) è il tempio, e la parola non è esagerata. Specialista jazz puro, con un fondo di usato e da collezione che copre l'intera storia della musica — dal bebop al free, dai grandi nomi americani alle pressature europee introvabili altrove. È il posto dove si va sapendo cosa si cerca, e dove il personale sa più di te. Per il collezionista jazz che arriva a Parigi con una sola mattinata, è la prima porta e spesso l'unica necessaria.
Crocojazz (64 rue de la Montagne Sainte-Geneviève, metro Cardinal Lemoine L10, mar-sab 11-19) è la specializzazione portata all'osso: jazz e blues, niente distrazioni. Un negozio piccolo e concentrato, di quelli dove ogni disco negli scaffali è lì per una ragione. È il complemento naturale di Paris Jazz Corner — a pochi minuti a piedi, stessa serietà, taglio ancora più stretto.
Crocodisc (40-42 rue des Écoles, metro Maubert-Mutualité L10, mar-sab 11-19), aperto nel 1978, è il generalista storico del quartiere, distribuito su più vetrine specializzate per genere lungo la stessa via. Qui il jazz convive con il rock, la world music, la chanson, le colonne sonore. È il posto per chi non arriva con una lista chiusa ma con la voglia di attraversare più generi in un colpo solo — e per chi cerca le pressature francesi di casa, dalle stampe Barclay alla chanson su Philips e Fontana.
La Dame Blanche (47 rue de la Montagne Sainte-Geneviève, metro Maubert-Mutualité L10, lun-sab 10:30-19:30, dom 11:30-20) è il negozio per l'orecchio esigente: jazz colto e audiofilo, con un'attenzione alle pressature e alle condizioni che ne fa l'indirizzo giusto per chi non separa il disco dal suono. È anche uno dei pochi del quartiere aperto la domenica, il che lo rende una risorsa preziosa quando gli altri sono chiusi.
République e Marais: Superfly
Superfly Records (53 rue Notre-Dame-de-Nazareth, metro Strasbourg-Saint-Denis L4, mar-sab 12-20) sta al confine tra il 3e e il 10e, in una zona più viva e meno accademica del Quartier Latin. Il taglio lo dice il nome: usato jazz, soul e afro, con un occhio particolare al groove — rare groove, jazz-funk, afrobeat, le pressature che i digger cercano e i generalisti non tengono. È il negozio da mettere in conto se il jazz che vuoi è quello che fa muovere, e non solo quello che fa pensare.
L'11e: la nuova geografia
Se il 5e è la storia, l'11e è il presente. Intorno alle fermate Voltaire e Richard-Lenoir, in un quartiere che negli ultimi vent'anni è diventato uno dei più vivi di Parigi, si è formato un secondo polo del vinile jazz, con un taglio più contemporaneo e da digger.
Le Souffle Continu (20-22 rue Gerbier, metro Voltaire L8, lun-sab 12-20) è, per chi ama il jazz che va oltre i confini, uno dei negozi più importanti del continente. Free jazz, spiritual jazz, sperimentazione, avanguardia: un fondo che copre ciò che quasi nessun altro negozio tiene, e un'etichetta che ristampa titoli altrimenti perduti. Non è un negozio per tutti — è un negozio per chi sa già cosa sono la Strata-East, la BYG Actuel, la scena free europea. Per quel pubblico, è una meta in sé, e da sola vale il viaggio nell'11e.
Heartbeat Vinyl (26 rue Godefroy Cavaignac, metro Voltaire L8, mar-sab 12-20) è a pochi passi, e tiene un registro più largo: jazz, soul e funk selezionati con cura, in uno spazio curato che premia lo sfoglio lento. È il negozio dell'equilibrio, tra il rigore di Le Souffle Continu e il groove di Betino's.
Betino's (32 rue Saint-Sébastien, metro Richard-Lenoir L5, lun-sab 13-20) chiude il triangolo dell'11e con una collezione forte su jazz, soul e funk. È un negozio da digger, di quelli dove il valore sta nella profondità del fondo e nella competenza del banco. Apre nel primo pomeriggio, dettaglio da tenere presente per non trovare la saracinesca abbassata a mezzogiorno.
| Negozio | Quartiere | Specialità |
|---|---|---|
| Paris Jazz Corner | Quartier Latin (5e) | Jazz usato e da collezione, fondo profondo |
| Crocojazz | Quartier Latin (5e) | Jazz e blues puri |
| Crocodisc | Quartier Latin (5e) | Generalista storico, chanson e presse francesi |
| La Dame Blanche | Quartier Latin (5e) | Jazz colto e audiofilo |
| Superfly Records | République/Marais (3e) | Usato jazz, soul e afro |
| Le Souffle Continu | 11e | Free e spiritual jazz, negozio ed etichetta |
| Heartbeat Vinyl | 11e | Jazz, soul e funk selezionati |
| Betino's | 11e | Jazz, soul e funk da collezione |
Percorsi consigliati
Il giro del Quartier Latin (mezza giornata). I quattro negozi del 5e si fanno tutti a piedi, in un fazzoletto tra rue des Écoles e la Montagne Sainte-Geneviève. Si comincia da Paris Jazz Corner in rue de Navarre, si sale a Crocojazz e La Dame Blanche sulla Montagne, si scende a Crocodisc su rue des Écoles. In mezzo, a due passi, il Caveau de la Huchette continua a fare jazz dal vivo nella sua cantina come negli anni Cinquanta: se il giro finisce di sera, è la chiusura giusta.
Il giro dell'11e. Le Souffle Continu, Heartbeat Vinyl e Betino's stanno tutti tra Voltaire e Richard-Lenoir, a distanza pedonale. È il percorso più contemporaneo, quello per chi cerca il free, lo spiritual e il groove più che il bebop d'archivio. Attenzione agli orari di apertura, che nell'11e slittano più verso il pomeriggio.
Il giro del collezionista jazz. Caccia mirata, su due quartieri: Paris Jazz Corner nel 5e per il fondo profondo, Le Souffle Continu nell'11e per il free e lo spiritual, Superfly tra i due per l'usato soul e afro. Una linea di metro li collega senza troppi cambi. Want-list in tasca, e la consapevolezza che a Parigi il jazz si paga il giusto ma raramente si svende.
Pratica: quello che bisogna sapere
I cluster si fanno a piedi. Il 5e e l'11e sono entrambi compatti: dentro ciascuno dei due, si passa da un negozio all'altro in pochi minuti a piedi. Tra il 5e e l'11e serve la metro — la linea 8 o un cambio, una decina di minuti. Non provare a fare tutti e otto i negozi in una mattinata: sono due mezze giornate, non una.
Metà settimana per gli arrivi freschi. I negozi rimettono a scaffale l'usato con i loro ritmi, ma il pattern parigino premia chi va tra il martedì e il venerdì — è quando i fondi sono più completi e i pezzi migliori non sono ancora stati presi. Il sabato è affollato, il lunedì e la domenica sono da verificare negozio per negozio.
Molti chiudono lunedì e domenica. È la trappola classica di Parigi. Paris Jazz Corner, Crocojazz, Crocodisc, Superfly e Heartbeat aprono da martedì a sabato: lunedì e domenica trovi la saracinesca abbassata. Le Souffle Continu e Betino's aprono anche il lunedì. La Dame Blanche è l'unico dei nostri aperto la domenica. Pianifica di conseguenza, o rischi di trovare mezza mappa chiusa.
I prezzi. Parigi non è una piazza economica per il jazz da collezione: il pubblico è competente e i negozi sanno cosa hanno. I prezzi sono generalmente onesti ma raramente stracciati, soprattutto sulle pressature originali e sulle rarità. Vale la pena guardare le quotazioni Discogs prima di chiedere, e trattare con misura sui pezzi di fascia alta.
Cosa cercare, oltre al jazz. Anche se il jazz è l'angolo di Parigi, i generalisti come Crocodisc sono il posto giusto per le pressature francesi che altrove non si trovano: la chanson di Gainsbourg, Brel e Françoise Hardy su Philips, Fontana e Saravah, le stampe Barclay, il pop francese d'epoca. Non è il motivo per cui si viene, ma è il motivo per cui non si esce a mani vuote.
Domande frequenti
Dove comprare vinili jazz a Parigi? Il cuore è il Quartier Latin (5e): Paris Jazz Corner in rue de Navarre è il tempio del jazz da collezione, Crocojazz è lo specialista puro di jazz e blues, La Dame Blanche è la scelta audiofila. Nell'11e, Le Souffle Continu è il riferimento per free e spiritual jazz. Per il jazz più orientato al groove, Superfly (Marais) e Betino's (11e).
Qual è il quartiere dei negozi di dischi a Parigi? Ce ne sono due che contano per il jazz. Il Quartier Latin (5e), intorno a rue des Écoles e alla Montagne Sainte-Geneviève, è il polo storico con quattro negozi a distanza pedonale. L'11e, tra le fermate Voltaire e Richard-Lenoir, è il polo contemporaneo con altri tre. Si fanno come due itinerari distinti.
Dove comprare free jazz e spiritual jazz a Parigi? Le Souffle Continu, in rue Gerbier nell'11e, è il riferimento europeo per free jazz, spiritual jazz e avanguardia — negozio ed etichetta insieme, con un fondo che copre ciò che quasi nessun altro tiene, dalla Strata-East alla scena free continentale.
Dove comprare soul, funk e afro a Parigi? Superfly Records, verso il Marais, è specializzato in usato jazz, soul e afro con un occhio al groove. Nell'11e, Betino's e Heartbeat Vinyl aggiungono collezioni forti su soul e funk. Sono i negozi da digger per il jazz che fa muovere più che quello d'archivio.
Che giorni sono aperti i negozi di dischi a Parigi? Attenzione al lunedì e alla domenica. La maggior parte — Paris Jazz Corner, Crocojazz, Crocodisc, Superfly, Heartbeat — apre da martedì a sabato. Le Souffle Continu e Betino's aprono anche il lunedì. La Dame Blanche è l'unico aperto la domenica. La metà settimana è il momento migliore, anche per gli arrivi di usato più freschi.
Vale la pena cercare le pressature francesi a Parigi? Sì. Oltre al jazz, Parigi è il posto giusto per le stampe francesi introvabili altrove: la chanson d'autore su Philips, Fontana e Saravah, le pressature Barclay, e le edizioni francesi Blue Note di quel jazz espatriato che a Parigi è stato inciso. I generalisti come Crocodisc sono il punto di partenza.
Un disco da cercare a Parigi
Per ogni episodio di questa serie chiudiamo con un disco da cercare in quella città. Per Parigi non poteva essere altro: un disco americano, inciso a Parigi, da tre musicisti che a Parigi avevano trovato casa.
Il grail è la prima stampa: etichetta Blue Note, catalogo BLP 4146, 1963, mono. Fu inciso il 23 maggio di quell'anno al CBS Studios di Parigi, con Bud Powell al pianoforte, Pierre Michelot al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria — tre quarti di quartetto che a Parigi vivevano stabilmente. Al banco c'era il tecnico francese Claude Ermelin; il mastering porta la firma di Rudy Van Gelder nel solco. È spesso definito l'ultimo grande disco bebop, e Powell, in salute incerta in quel periodo, quel giorno suonò come ai tempi migliori.
Le pressature originali americane sono care e vanno cercate con attenzione alle varianti di etichetta; esiste anche la stampa francese Blue Note, che a Parigi affiora più spesso ed è parte della storia locale del disco. La ristampa Blue Note Classic Vinyl, in stereo e masterizzata da Kevin Gray, rende il disco facile da ascoltare oggi — ma se non hai chiara la differenza tra originale e ristampa, la nostra guida spiega cosa guardare prima di pagare.
A Parigi, Our Man in Paris si cerca dove il jazz è di casa: Paris Jazz Corner per il fondo da collezione, La Dame Blanche per la copia in condizioni audiofile, Crocojazz per la ricerca paziente. È l'unico posto al mondo dove cercarlo significa anche camminare nella città in cui è stato fatto — e in cui i suoi autori avevano scelto di vivere.
La serie I Luoghi del Vinile continua. Iscriviti alla newsletter Groov-illa per non perdere le prossime uscite.
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