C'è una musica nata da un trauma e da un silenzio. La Germania Ovest del dopoguerra era un paese in stato di shock, tagliato fuori dalla propria storia recente e dal resto d'Europa, incapace persino di guardare alle proprie tradizioni musicali senza imbarazzo. Da quel vuoto, paradossalmente, nacque una delle stagioni più fertili e influenti della musica del Novecento: il krautrock. David Stubbs le ha dedicato il libro che mancava in lingua inglese — uno studio insieme musicale e storico, profondo e leggibile.
La tesi di Stubbs è che il krautrock non si capisce senza la Germania che lo generò. Quei musicisti — Can, Faust, Neu!, Cluster, Ash Ra Tempel, Amon Düül II, Kraftwerk — rifiutarono deliberatamente la tradizione anglo-americana del blues e del rock'n'roll, perché quella tradizione rappresentava un'eredità che non sentivano propria. Cercarono altrove le loro radici: nel misticismo orientale, nel rigore di Stockhausen, nella ripetizione delle macchine e delle catene di montaggio, nelle autostrade infinite, nelle foreste della Renania. Costruirono, in pratica, una musica del futuro perché il passato era diventato inabitabile.
Stubbs racconta questa storia gruppo per gruppo, con capitoli che sono ritratti a tutto tondo e con un orecchio sempre attento al contesto sociale e politico. La sua scrittura è quella di un critico vero — viene da Melody Maker, da The Wire, da Uncut — capace di descrivere la musica con precisione e passione senza mai cadere nel tecnicismo. I capitoli su Kraftwerk e su Neu! da soli valgono il libro, ma è l'insieme a dare la misura di quanto profondamente questi gruppi abbiano plasmato tutto ciò che è venuto dopo: il post-punk, la new wave, l'elettronica, l'ambient, l'hip hop. Bowie, i Talking Heads, gli LCD Soundsystem — tutti debitori.
Per il collezionista, il krautrock è uno dei territori più affascinanti e insidiosi: dischi spesso rari, edizioni tedesche originali ricercatissime, ristampe di qualità variabile, un mercato in cui orientarsi richiede competenza. Future Days non è una guida ai pressing, ma è la mappa storica e critica indispensabile per capire cosa cercare e perché. Sapere chi erano i Faust e cosa rappresentava la Neu! trasforma il modo in cui guardi quei dischi nelle casse di un mercatino.
Per Groov-illa, questo libro apre la categoria dedicata all'elettronica e alla musica sperimentale, ed è il punto di partenza giusto: racconta il momento in cui la musica europea smise di imitare l'America e cominciò a immaginare il futuro. È una storia tedesca, ma è anche la storia di come gran parte della musica che ascoltiamo oggi ha trovato la sua forma.


