Ci sono libri che si leggono una volta e libri che si tengono sullo scaffale per consultarli per il resto della vita. Quello di Lewis Porter appartiene alla seconda categoria. È la biografia musicale di riferimento su John Coltrane: non la più appassionata, non la più narrativa, ma la più solida — quella su cui tutte le altre, in un modo o nell'altro, poggiano.
Porter è un musicologo, e si vede. Dove la maggior parte dei libri su Coltrane gira intorno alla musica con frasi evocative, lui ci entra dentro: trascrive, analizza l'armonia, rintraccia le fonti di brani celebri in luoghi inattesi. La parte analitica è scritta in modo accessibile anche a chi non legge la partitura, ma non fa sconti: se A Love Supreme è costruito su una cellula di quattro note, Porter ti mostra come e perché. In appendice c'è la cronologia più dettagliata mai compilata della carriera di Coltrane, con decine di esibizioni prima ignote.
È il complemento naturale dei libri di Ashley Kahn che trovate qui in Libreria. Kahn racconta la nascita di un disco; Porter racconta la vita intera e il linguaggio che la attraversa — come Coltrane arrivò ad A Love Supreme e, soprattutto, dove andò dopo, negli ultimi due anni in cui la sua musica si fece così radicale da spaventare critica e pubblico. Per chiunque abbia letto i capitoli che ho dedicato al jazz spirituale, questo è il libro che ne regge la spina dorsale: la fonte da cui tutto il resto discende.
Una nota onesta: è un libro esigente. Le sezioni di analisi chiedono attenzione, e non è una lettura da ombrellone. Ma è esattamente questo che lo rende prezioso — è il libro che prendi quando vuoi sapere davvero come funzionava quella musica, non come ci si sentiva ad ascoltarla.
Coltrane inseguì per tutta la vita un suono che sentiva nella testa prima di saperlo suonare. Porter è il libro che più di ogni altro si avvicina a spiegare quella caccia. Non sarà il primo libro su Coltrane che leggerete, ma è quello che resterà.