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Scott Walker — Scott 4 (1969, Philips Records) vinyl record cover
Recensione

Scott 4Scott Walker

Etichetta Philips Records
Anno 1969
Genere ART POP
Formato LP · 12"
8.6
su 10 Giudizio
Qualità musicale 9.2
Importanza storica 8.5
Registrazione 8.8
Pressing & vinile 8
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Quando una pop star decise di scomparire dentro Ingmar Bergman e non tornò mai più indietro.

Londra, 1969. Tre anni prima, Scott Walker era il più amato dei Walker Brothers — capelli biondi, mascella da cinema, concerti che finivano prima di iniziare perché le fan sfondavano le transenne. Il mercato lo voleva lì, fermo in quella luce, a cantare ballad da classifica all'infinito. Scott aveva già deciso altrove. I primi tre album solisti avevano sfidato i confini del pop orchestrale con coperture da Jacques Brel e arrangiamenti di Peter Knight che nessuna radio di quegli anni avrebbe dovuto saper gestire — eppure vendevano, e questo aveva comprato tempo. Scott 4 è il momento in cui quel tempo finisce e inizia qualcos'altro: il primo album interamente scritto da lui, senza cover, senza rete di sicurezza. La critica dell'epoca lo ignorò. Il pubblico non lo capì. Il disco sparì in fretta. Oggi è considerato uno dei capolavori assoluti del pop britannico del decennio — e la distanza tra questi due giudizi racconta tutto quello che c'è da sapere su cosa significasse rischiare davvero nel 1969.

Il disco si apre con The Seventh Seal, e già qui Walker definisce le coordinate di tutto ciò che verrà dopo: non solo in questo album, ma nei successivi trent'anni di una carriera che lo avrebbe portato fino a Tilt e The Drift. Testo ispirato direttamente al film di Bergman, archi che costruiscono tensione senza mai risolverla, voce di baritono che non cerca il calore ma la distanza — la stessa distanza di un uomo che guoca a scacchi con la Morte e non sa ancora se ha già perso. Boy Child è il rovescio: sette minuti di crescendo orchestrale con arrangiamento di Reg Guest che trasforma una canzone d'amore in un affresco cosmologico, la voce di Walker che si alza fino a diventare quasi fisica, qualcosa che la gola non dovrebbe poter produrre. The Old Man's Back Again — con la dedica esplicita al regime neo-stalinista sovietico — porta il disco verso il territorio della canzone di protesta intellettuale, ma senza gli strumenti retorici della protesta: Walker descrive, non accusa, con la precisione fredda di chi ha scelto l'arte come unico strumento disponibile. Hero of the War chiude il lato B con una ferocia ironica che anticipa Elvis Costello di quasi un decennio.

Il pressing originale UK Philips (SBL 7913, dicembre 1969: solo stereo, copertina apribile opaca, etichette Philips nere e argento) è il documento da cercare. Scott 4 non uscì in mono: chi trova un catalogo SBL 7882 ha in mano Scott 3. Su un disco in cui la voce occupa il centro fisico dell'ascolto, è sull'originale stereo che va giudicato. Le copie in buone condizioni si trovano su Discogs tra i 30 e i 90 euro; gli stamper variano, e le differenze sono udibili. Non esiste una ristampa audiofila dedicata: il remaster del 2000 curato da Walker stesso per Universal/Polygram (ristampato varie volte) è il riferimento moderno — EQ corretto, dinamica più aperta, bassi con più definizione. La versione 2004 su CD/vinile della serie Mercury/Philips Classics è la più affidabile tra le ristampe digitali. Chi cerca il suono migliore sul piatto dovrà ancora rivolgersi all'originale UK: non è raro, non è economico, ma suona come il disco vuole essere ascoltato.

Scott 4 non è un disco facile nell'accezione normale del termine, ma non è nemmeno un disco ostico. È un disco di bellezza controllata — quella che richiede attenzione per cedere tutto quello che ha. The Seventh Seal è il punto di ingresso: mettetela sul piatto senza aspettarvi nulla di simile al pop del 1969, lasciate che quegli archi costruiscano e che la voce di Walker arrivi quando è pronta, e poi decidete se il resto del disco vi interessa. Lo farà.

Tracklist
A1 The Seventh Seal Top
A2 On Your Own Again
A3 The World's Strongest Man
A4 Angels of Ashes
A5 Boy Child Top
B1 Hero of the War
B2 The Old Man's Back Again Top
B3 Duchess
B4 Get Behind Me
B5 Rhymes of Goodbye
Il verdetto

Il disco in cui Scott Walker scelse Bergman al posto delle classifiche e non tornò più indietro. Cercate l'originale UK Philips stereo, o il remaster 2000 se preferite la praticità. Iniziate da The Seventh Seal: il resto del disco spiega tutto da solo.

8.6 su 10 · Groov-illa
Guida ai Pressing

Scott 4 su Vinile — Quale Pressing?

ORIGINALE UK

Philips SBL 7913 (dicembre 1969), solo stereo — non esiste un mono. Copertina apribile opaca, etichette Philips nere e argento. Il riferimento assoluto. Cercate VG+ su Discogs tra €30 e €90

REMASTER 2000

Universal/Polygram, approvato da Walker. EQ corretto, dinamica più aperta, bassi definiti — riferimento moderno. Ristampato più volte, cercate la prima edizione

MERCURY/PHILIPS CLASSICS 2004

La ristampa digitale più affidabile. Qualità costante tra gli esemplari — buona scelta per l'ascolto quotidiano

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Domande frequenti

Scott 4 è adatto come primo approccio alla discografia di Scott Walker?

Dipende. Se venite dai Walker Brothers o dagli album Scott 1-3, Scott 4 è il passo naturale — conoscete già la voce e l'estetica orchestrale, e capirete subito cosa è cambiato. Se è il vostro primo Walker, meglio partire da Scott 2 (1967): ha più cover di Brel, più immediato, e vi prepara all'ascolto di Scott 4 con il contesto giusto. L'ordine cronologico non è obbligatorio, ma aiuta.

Esiste una versione mono di Scott 4?

No. Scott 4 uscì nel dicembre 1969 solo in stereo, Philips SBL 7913, in copertina apribile opaca con etichette Philips nere e argento. Il catalogo SBL 7882 che a volte si legge appartiene a Scott 3. Per chi cerca l'originale, quindi, la scelta è una sola: la prima stampa UK stereo.

Come si colloca Scott 4 nel percorso verso Tilt (1995) e The Drift (2006)?

Scott 4 è il punto in cui Walker sceglie consapevolmente di allontanarsi dal pop. I successivi Til the Band Comes In (1970) e The Moviegoer (1972) sono più accessibili — quasi passi indietro verso il mercato. Ma The Seventh Seal e Boy Child prefigurano già la direzione: temi esistenziali, voce come strumento non ornamentale, arrangiamenti che costruiscono tensione invece di risolverla. Tilt (1995) e The Drift (2006) portano quella direzione fino al limite estremo. Scott 4 è il luogo in cui la mappa si biforca.

Sergio Sueri
Scritto da
Sergio Sueri
Critica e Direzione
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