Island Records · 1973
Nove canzoni tra il diavolo e la benedizione, tenute insieme da un Echoplex e da un'amicizia che non bastò.
Londra, inverno del 1972. Negli studi di Sound Techniques a Chelsea, un ragazzo di Glasgow di nome Iain McGeachy — per tutti John Martyn — registra un disco che non somiglia a nessun altro disco folk dell'epoca, e che a rigore folk non è. Ha ventiquattro anni, alle spalle già quattro album e un matrimonio con Beverley, e un'idea fissa: la chitarra acustica può fare cose che nessuno le ha ancora chiesto di fare. Con un Echoplex — una macchina a nastro nata per gli effetti d'eco — Martyn trasforma lo strumento più intimo del folk inglese in qualcosa di liquido, ipnotico, quasi elettronico. Solid Air nasce da questa intuizione e dall'incontro con due complici: il produttore-ingegnere John Wood, l'uomo del suono di Sound Techniques, e Danny Thompson, contrabbassista dei Pentangle, jazzista vero, futuro sodale di mille notti e mille bevute.
Il cuore del disco, però, batte attorno a un'assenza. La title track è dedicata a Nick Drake — compagno di etichetta alla Island, amico, e in quel momento un uomo che scivolava dentro una depressione che Martyn osservava con crescente apprensione. «It was done for a friend of mine», dirà Martyn, con motivazioni molto chiare. Drake sarebbe morto nel novembre del 1974, a ventisei anni. Solid Air è quindi, prima ancora di essere un capolavoro, un gesto: una mano tesa verso qualcuno che stava annegando nell'aria solida del titolo. Pochi dischi degli anni Settanta partono da un punto così privato e finiscono per suonare così universali.
Musicalmente, Solid Air è un disco di confine. Il jazz arriva dal contrabbasso di Thompson e dal Fender Rhodes di John "Rabbit" Bundrick; il blues dalla voce impastata e dal fraseggio di Martyn; il folk dalla scrittura; e qualcosa di completamente nuovo — quella nebbia sonora che oggi chiameremmo ambient, trip-hop, downtempo — dall'Echoplex. La title track galleggia su un tappeto di vibrafono (Tristan Fry) e sassofono (Tony Coe): non ha spigoli, non ha fretta, sembra incisa dentro una stanza piena di fumo. È il brano che da solo giustifica la reputazione del disco.
Ma Solid Air non è solo carezza. «I'd Rather Be the Devil» prende «Devil Got My Woman» di Skip James e la fa a pezzi: la chitarra di Martyn, passata nell'Echoplex e in un fuzz cattivo, ringhia, slitta, esplode in un jam quasi free. È il lato oscuro e violento dello stesso uomo. All'estremo opposto c'è «May You Never», sola voce e chitarra, una benedizione laica che diventerà la sua canzone-firma — e che quattro anni dopo Eric Clapton inciderà su Slowhand, portandola dove Martyn da solo non sarebbe mai arrivato. Tra il diavolo e la benedizione, in nove brani, c'è tutto un uomo.
Sul piano del vinile, l'originale Island del 1973 (ILPS 9226, etichetta pink rim palm tree, copertina apribile) resta il documento. Le prime stampe più ricercate portano nel solco la dicitura "GO STERLING": il taglio fatto a Sterling Sound, caldo e corposo, quello che i collezionisti inseguono. Copie pulite VG+/NM viaggiano su Discogs grosso modo tra €50 e €130, con forti variazioni a seconda dello stamper e delle condizioni. Le ristampe Island anni Settanta e Ottanta offrono lo stesso master a cifre più umane, €20–40. Il salto audiofilo arriva con l'half-speed master del 2016 (Universal/Island, ARHSLP003), tagliato da Miles Showell ad Abbey Road dal nastro originale a un quarto di pollice: alte frequenze più aperte, immagine stereo solidissima e una resa del contrabbasso di Thompson che riempie fisicamente la stanza. Era una tiratura limitata, oggi fuori catalogo: sul mercato dell'usato si trova attorno ai €40–70. Per chi vuole semplicemente il disco senza cacce al tesoro, le ristampe 180g Universal (2009 e 2011) sono l'ingresso onesto, da €22.
Solid Air è il disco che John Martyn fece guardando un amico affondare, e che gli sopravvisse a entrambi: a Drake, che se ne andò un anno dopo, e allo stesso Martyn, che passò i decenni successivi a cercare di rifarlo senza riuscirci. Cercate la half-speed per il suono, l'originale Sterling per la storia. Ma soprattutto: mettete su la title track una sera in cui qualcuno a cui tenete sembra lontano. È per quello che è stata scritta.
Nove canzoni tra il diavolo e la benedizione, tenute insieme da un Echoplex e da un'amicizia che non bastò a salvare nessuno tranne il disco. Cercate la half-speed Abbey Road per il suono, l'originale Sterling del '73 per la storia. E iniziate dalla title track — ma solo quando siete pronti ad ascoltarla davvero.
Solid Air su Vinile — Quale Pressing?
ILPS 9226, etichetta pink rim palm tree, gatefold. Le prime stampe con "GO STERLING" nel solco sono le più ricercate — taglio caldo e corposo a Sterling Sound. VG+/NM su Discogs tra €50 e €130, con forti variazioni tra stamper
stesso master a cifre più umane, €20–40. Ottimo compromesso per il suono d'epoca senza il prezzo da prima stampa
Universal/Island ARHSLP003, taglio half-speed di Miles Showell dal nastro originale. Alte aperte, stereo solidissimo, contrabbasso fisico. Tiratura limitata, oggi fuori catalogo: usato €40–70. Il pressing di riferimento
l'ingresso onesto e reperibile, da €22. Per chi vuole il disco senza cacce al tesoro
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Qual è il pressing migliore di Solid Air?
Dipende da cosa cerchi. Per il suono, il riferimento è l'half-speed master del 2016 (Universal/Island ARHSLP003), tagliato da Miles Showell ad Abbey Road dal nastro originale a un quarto di pollice: alte frequenze aperte, immagine stereo stabilissima e un contrabbasso che riempie fisicamente la stanza. Era una tiratura limitata e oggi è fuori catalogo, quindi sul mercato dell'usato si paga attorno ai €40–70. Per la storia, invece, conta l'originale Island del 1973 (ILPS 9226): le prime stampe con la dicitura "GO STERLING" nel solco — il taglio fatto a Sterling Sound — sono le più ricercate, con copie pulite tra €50 e €130. Se vuoi semplicemente ascoltare il disco senza spendere cifre da collezionista, le ristampe 180g Universal del 2009 e 2011 partono da circa €22.
A chi è dedicata la title track di Solid Air?
A Nick Drake. Martyn e Drake erano compagni di etichetta alla Island e amici, e nel corso del 1972 Martyn osservava con apprensione l'amico sprofondare in una depressione sempre più grave. Il brano nasce da lì: «It was done for a friend of mine», dirà Martyn, con motivazioni molto chiare. Drake sarebbe morto nel novembre del 1974, a soli ventisei anni. La canzone non lo nomina e non spiega: descrive un uomo intrappolato in qualcosa di pesante e impalpabile insieme — l'"aria solida" del titolo. È una delle dediche più dolenti e insieme più trattenute della storia della musica inglese, e parte del motivo per cui Solid Air, pur nascendo da un dolore privato, suona universale.
Dove si colloca Solid Air nella carriera di John Martyn?
È il suo vertice. Prima c'erano stati album in crescita — London Conversation (1967), il folk acustico di Bless the Weather (1971) — e i due dischi in coppia con la moglie Beverley. Solid Air, nel 1973, è il punto in cui tutte le sue ossessioni si allineano: il folk, il jazz portato da Danny Thompson, il blues, e quel suono liquido d'Echoplex che anticipa l'ambient e il trip-hop di vent'anni dopo. Dopo, Martyn andò oltre — Inside Out (1973) e soprattutto One World (1977) spinsero ancora di più sull'elettronica e il dub — ma non tornò mai più a quell'equilibrio esatto tra tenerezza e furia. Passò i decenni successivi a inseguirlo. Solid Air resta il disco con cui ogni ascolto di Martyn dovrebbe cominciare.