The House That Trane Built. The Story of Impulse Records — Ashley Kahn
Jazz · Fondamentale

The House That Trane Built. The Story of Impulse Records

Ashley Kahn
2006·W. W. Norton & Company·480 pagine
Edizione inglese · Cartaceo
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C'è un'etichetta che più di ogni altra ha definito il suono del jazz negli anni Sessanta, e si riconosce a colpo d'occhio: il dorso arancione e nero, il punto esclamativo, lo slogan "The New Wave of Jazz". È la Impulse!, e Ashley Kahn le ha dedicato il libro che mancava — la storia completa della casa che Coltrane costruì.

Il titolo non è un'esagerazione. Fu il successo di Coltrane a dare alla Impulse! la libertà economica per diventare quello che divenne: il rifugio del jazz più avventuroso del decennio, l'etichetta che pubblicò Archie Shepp, Pharoah Sanders, Albert Ayler, Alice Coltrane, Charles Mingus. Kahn racconta come un'etichetta nata dentro una corporation discografica — la ABC-Paramount — sia diventata, quasi per paradosso, il luogo dove la musica nera più radicale e spirituale trovò casa e protezione.

Il cuore del libro è la figura di Bob Thiele, il produttore che ereditò la Impulse! da Creed Taylor e che ebbe l'intuizione, e il coraggio, di sostenere Coltrane attraverso i suoi esperimenti più ardui e meno commerciali. È un ritratto affascinante del produttore come figura nascosta ma decisiva: l'uomo che firma gli assegni, sceglie cosa registrare, e a volte protegge l'artista persino dai dirigenti della propria azienda. Kahn intreccia la politica aziendale con il racconto delle sessioni, e ne esce un quadro di come l'arte e il commercio negoziarono, in quegli anni, un equilibrio precario e fertile.

Per chi legge questo libro pensando allo spiritual jazz — e per chi ha letto i capitoli che gli ho dedicato — la Impulse! è il punto di partenza obbligato. È l'etichetta su cui uscì A Love Supreme, ed è il laboratorio dove il jazz spirituale degli anni Sessanta prese forma prima ancora che nascessero le etichette indipendenti nere che ne raccolsero l'eredità. Capire la Impulse! significa capire l'infrastruttura che rese possibile quella musica.

Kahn applica qui lo stesso metodo dei suoi libri sui singoli dischi: ricerca enorme, quasi cento interviste, una scrittura che tiene insieme il dettaglio e il quadro generale. Ma c'è in più una dimensione che gli altri suoi libri non hanno: quella dell'oggetto. Le copertine Impulse!, il design del gatefold laminato, la coerenza grafica dell'etichetta sono parte della storia, e Kahn li tratta con l'attenzione che un collezionista riconosce. Il libro include trentotto profili di album — una guida nella guida — che è di fatto una mappa del collezionismo Impulse!.

Per la categoria jazz di Groov-illa, The House That Trane Built è il complemento naturale del libro su A Love Supreme: l'uno racconta il disco, l'altro la casa che lo pubblicò. Insieme raccontano come una delle più grandi stagioni della musica americana sia stata anche, sempre, una questione di etichette, di produttori, di scelte industriali. Il jazz spirituale non galleggiava nell'aria: usciva su un'etichetta precisa, con un dorso arancione e nero.

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