Esistono migliaia di libri sui Beatles, e poi esiste Revolution in the Head, che è un'altra cosa. Non è una biografia, non è un libro di gossip sul gruppo più fotografato della storia. È qualcosa di più ambizioso e di più raro: l'analisi di ogni singola registrazione dei Beatles, una per una, in ordine cronologico, dalla prima incisione amatoriale del 1957 fino all'ultima reunion del 1995. Ian MacDonald si è dato il compito più folle e più utile della critica musicale — guardare il gruppo non attraverso la leggenda ma attraverso i dischi — e l'ha portato a termine con un rigore che nessun altro ha mai eguagliato.
La struttura è semplice e implacabile. Ogni brano dei Beatles ha la sua voce: data di registrazione, dettagli tecnici della sessione, analisi musicale, valutazione critica. Ma quello che trasforma un'enciclopedia in un capolavoro è la scrittura di MacDonald — colta, severa, capace di un giudizio netto. MacDonald non è un fan acritico: stronca quando deve stroncare, e quando un brano è grande sa spiegare perché è grande in termini musicali precisi, non in iperboli. È critica musicale vera, del tipo che è diventato raro: qualcuno che ascolta sul serio e ha il coraggio di dire cosa pensa.
Per il collezionista e per l'ascoltatore serio, il valore del libro è doppio. Da un lato è una guida all'ascolto: leggere l'analisi di A Day in the Life o di Tomorrow Never Knows e poi riascoltare il brano con quelle informazioni in testa è un'esperienza che cambia il modo di sentire la musica. Dall'altro è un documento storico-culturale: MacDonald incornicia ogni periodo del gruppo nel contesto degli anni Sessanta, e la sua lettura del decennio — del suo ottimismo, della sua illusione, del suo collasso — è una delle più lucide che siano state scritte. L'introduzione e la conclusione, da sole, valgono il libro.
C'è anche, in queste pagine, una malinconia che il lettore di oggi non può ignorare. MacDonald si tolse la vita nel 2003, mentre lavorava a una revisione del libro. Il suo pessimismo sullo stato del mondo, che attraversa in filigrana la lettura degli anni Sessanta, ha acquisito col tempo il peso di una testimonianza personale. Si sente, leggendo, che per lui la musica dei Beatles non era nostalgia ma misura di qualcosa che si era perso.
Per Groov-illa, Revolution in the Head è il modello stesso di cosa dovrebbe essere la scrittura sul disco: rigorosa, appassionata, mai agiografica, sempre al servizio dell'ascolto. È il libro che insegna a guardare un disco — qualunque disco — con l'attenzione che merita. Se possedete i Beatles in vinile, e quasi tutti li possiedono, questo è il libro che vi farà tornare a metterli sul piatto con orecchie nuove.

