MOD STORY
CAPITOLO 3 DI 6

Le band inglesi rubano il fuoco

1964–1966. The Who, Small Faces, Kinks: quando il rock britannico diventa Mod e cambia tutto.

1964–1966 · THE WHO · SMALL FACES · KINKS

Nel 1964 succede qualcosa di strano nella storia del Mod. Il suono che i ragazzi di Soho avevano importato dall'America — jazz moderno, R&B nero, soul di Detroit — comincia a essere ripreso da band britanniche che non si accontentano di suonarlo: lo smontano, lo riassemblano con la rabbia di chi non ha niente da perdere, e lo rimandano indietro trasformato in qualcosa di diverso. Qualcosa che è già rock, ma non ancora quello che il rock diventerà.

The Who: la rabbia come estetica

Pete Townshend ha vent'anni quando scrive My Generation. Ha la giacca verde bottiglia, gli stivali cubani, le pillole in tasca come tutti quanti al Marquee Club di Oxford Street. Ma la differenza tra lui e gli altri Mods che frequentano lo stesso locale è che lui suona in una band. E la band — The Who, nati come The High Numbers — ha un problema: suona troppo forte, troppo caoticamente, con troppa furia per qualsiasi locale normale. La soluzione diventa la loro identità.

My Generation esce nell'ottobre 1965 su Brunswick. Il singolo ha Roger Daltrey che balbetta — nella mitologia Mod il balbettio era il modo in cui parlavano i ragazzi sotto anfetamine — e il basso di John Entwistle che fa cose che i bassi non facevano ancora nel 1965: melodie, controcanti, interventi da solista. Keith Moon alla batteria demolisce qualsiasi struttura ritmica convenzionale. Townshend spacca la chitarra sul palco. Non è solo musica: è teatro della classe lavoratrice che si presenta al mondo vestita benissimo e non chiede permesso.

Il pressing originale di My Generation come album su Brunswick è una delle pietre di paragone del collezionismo rock anni Sessanta. Il pressing originale UK in mono con etichetta Brunswick scura è raro e ricercato. Le copie in buone condizioni raggiungono cifre significative nelle aste più recenti — parliamo di range 150-300 sterline per copie VG+, molto di più per copie eccellenti.

«Spero di morire prima di diventare vecchio.»

— Pete Townshend, My Generation, 1965

Small Faces: il Mod come classe

Se i Who rappresentano la furia del Mod, gli Small Faces ne rappresentano il cuore. Quattro ragazzi dell'East End londinese — Steve Marriott, Ronnie Lane, Kenney Jones, Ian McLagan — che suonano un R&B bianco con una grazia e una naturalezza che le band americane non riuscivano a imitare. La differenza non è tecnica: è culturale. Gli Small Faces sono working class vera, cresciuti nei quartieri operai est di Londra, e portano quella provenienza nella musica senza strumentalizzarla.

Il loro primo album omonimo, pubblicato nel 1966 su Decca (LK 4790), è uno dei dischi più densi e meno celebrati dell'intera stagione Mod. Tredici brani di R&B britannico che vanno da ballate di quartiere a esercizi di furia soul pura, tutti suonati con la compattezza di una band che si conosce da anni. Steve Marriott è vocalmente il migliore della sua generazione — una voce da gospel che non dovrebbe appartenere a un ragazzo bianco dell'East End londinese, e che invece è perfettamente, miracolosamente sua.

Il pressing originale Decca mono è raro e ricercato. Decca non produsse grandi tirature per il debutto degli Small Faces, considerati un fenomeno da classifica piuttosto che da album. La storia si è rovesciata: oggi le copie VG+ del primo album vengono trattate come documenti storici.

I Kinks e il ritratto dall'interno

Ray Davies dei Kinks è un caso a parte. Non è un Mod nel senso stretto del termine — non frequenta il circuito dei club, non porta lo stile in modo ossessivo. È un ragazzo della classe media suburbana di Londra nord che guarda la sua classe con l'occhio freddo di un sociologo. E a metà degli anni Sessanta comincia a scrivere canzoni che sono ritratti della società britannica — Dedicated Follower of Fashion (1966), A Well Respected Man (1965), Sunny Afternoon (1966) — con una precisione che nessuno aveva ancora raggiunto nel pop britannico.

Face to Face del 1966 su Pye (NPL 18149 mono, NSPL 18149 stereo) è l'album in cui Davies mette tutto insieme. Quattordici brani, quasi nessuno lungo più di tre minuti, ognuno un miniaturista ritratto di vita britannica. È il disco che anticipa il concetto di concept album ancora prima che il termine venga inventato — non nel senso narrativo, ma nel senso tematico: tutto parla della stessa cosa, tutto guarda la stessa classe, tutto viene da dentro la stessa esperienza.

The Who — My Generation
1965 · Brunswick
My Generation
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Small Faces — Small Faces
1966 · Decca
Small Faces
Small Faces
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The Kinks — Face to Face
1966 · Pye
Face to Face
The Kinks
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The Who — A Quick One
1966 · Reaction
A Quick One
The Who
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The Who: A Quick One e l'invenzione dell'opera rock

A Quick One (Reaction, 1966) è il secondo album dei Who e uno dei dischi più sottovalutati dell'intera discografia Mod. La traccia finale — A Quick One, While He's Away, nove minuti in sei movimenti diversi con cambio di tempo e cambio di protagonisti — anticipa Townshend di sei anni sull'idea che il rock possa contenere strutture narrative lunghe. Tommy (1969) e Quadrophenia (1973) discendono direttamente da questo brano del 1966.

Il pressing originale Reaction (593 002) in mono è raro. Reaction era una piccola etichetta indipendente gestita da Robert Stigwood — lo stesso che gestirà i Cream e poi i Bee Gees — e non aveva la distribuzione capillare di Decca o Brunswick. Le copie originali sono sopravvissute in numero minore e sono considerate tra i pressing più significativi del catalogo Who anni Sessanta.

Il singolo come formato della cultura Mod

C'è un elemento che spesso viene trascurato nel racconto della musica Mod: il rapporto con il singolo a 45 giri. La cultura Mod è fondamentalmente una cultura del singolo, non dell'album. I ragazzi al Marquee o al Scene Club non compravano LP — compravano 45 giri, uno o due alla volta. The Who, Small Faces e Kinks registrano i loro album come raccolte di singoli, non come opere narrative unitarie. L'album come oggetto coerente arriverà più tardi, con il progressive rock. Nel 1965-66 il formato è il singolo: tre minuti, hook immediato, verso finale che rimane in testa per giorni.

È per questa ragione che i 45 giri Mod originali — specialmente quelli su etichette indipendenti come Reaction, Immediate, Island — sono spesso più ricercati degli album. Un singolo originale dei Who su Reaction può valere molto più del corrispondente LP. Il formato conta quasi quanto la musica.

Dove trovare questi dischi

The Who
The Who — My Generation
1965 · Brunswick
Small Faces
Small Faces — Small Faces
1966 · Decca
The Kinks
The Kinks — Face to Face
1966 · Pye
The Who
The Who — A Quick One
1966 · Reaction

Nel 1966 la scena Mod è al suo apice. Le band britanniche hanno preso il modello americano e lo hanno trasformato in qualcosa di nuovo. Ma proprio quando tutto sembra funzionare, qualcosa comincia a spostarsi. La psichedelia bussa alla porta. E alcune band cominciano a registrare dischi che nessuno comprerà — dischi che diventeranno, cinquant'anni dopo, gli oggetti più ricercati del collezionismo vinilico mondiale.

→ CAPITOLO 4: I dischi che nessuno sentì (1966–1967)
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Sergio S.
Critica e Direzione
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