ECM Records · 1975
Sessantasei minuti improvvisati su un pianoforte sbagliato e scordato: il disco di piano solo più venduto di sempre nacque da un disastro.
Alle 23:30 del 24 gennaio 1975 l'Opera di Colonia apre per la prima volta le porte al jazz, e sul palco c'è un pianoforte che Keith Jarrett non avrebbe mai voluto toccare. Quello che succede nei sessantasei minuti seguenti diventerà il disco di piano solo più venduto della storia — circa tre milioni e mezzo di copie — e nasce, letteralmente, da un disastro.
A organizzare la serata è Vera Brandes, appena diciassettenne, la più giovane promoter d'Europa: ha riempito tutti i 1.432 posti a quattro marchi l'uno. Jarrett aveva chiesto un Bösendorfer 290 Imperial; quello che trova sul palco è un piccolo Bösendorfer da prove, scordato, con gli acuti metallici, i bassi deboli, qualche tasto muto e i pedali difettosi — incapace di riempire la sala. Arriva per giunta esausto: una notte in macchina dalla Svizzera nella vecchia Renault 4 del produttore Manfred Eicher, mal di schiena tale da costringerlo a un busto, niente sonno e nemmeno la cena. Sta per andarsene. È Eicher a dire a Brandes che, senza un altro piano, Keith non suonerà. Un altro piano non c'è. Jarrett suona lo stesso, in buona parte per non far crollare quella ragazza che si era giocata tutto.
Ed è qui il paradosso che rende The Köln Concert irripetibile: lo strumento rotto non rovina il concerto, lo scrive. Incapace di fidarsi degli estremi della tastiera, Jarrett si rifugia nel registro centrale e costruisce con la sinistra quegli ostinati ipnotici, ripetuti, quasi gospel, che diventano la firma del disco. La Part I si apre — e dal pubblico parte una risata, perché Jarrett cita la melodia con cui l'Opera richiamava gli spettatori in sala. La Part IIa è il cuore celebre, il vamp che chiunque riconosce anche senza sapere da dove venga; la Part IIc chiude con un lirismo quasi da ninna nanna.
Va detto con onestà, però: non sono sessantasei minuti tutti sublimi. Tra i picchi — e sono altissimi — ci sono tratti che divagano, ostinati che girano a vuoto, momenti che sfiorano il sottofondo new age. È un disco diseguale, e in parte divisivo: c'è chi lo venera come una seduta spiritica e chi lo trova sopravvalutato. La verità sta nel mezzo, ed è proprio questa irregolarità a tenerlo lontano dalla perfezione — non è un capolavoro levigato, è un'improvvisazione umana con tutte le sue cadute.
Metà della leggenda, comunque, è nel suono. L'ingegnere Martin Wieland piazza due Neumann U-67 a valvole e registra su Telefunken M-5: la cattura è così intima che senti il legno, la sala, e i celebri gemiti di Jarrett che canta sopra le proprie frasi. È quella registrazione a trasformare un pianoforte mediocre in un timbro unico, e a fissare per sempre l'estetica della ECM di Eicher.
Sul vinile, l'originale è ECM 1064/65, doppio LP del 30 novembre 1975, copertina di B&B Wojirsch su foto di Wolfgang Frankenstein. Per datarlo guarda il logo: "ECM Records" sulle primissime stampe, poi "ECM" con il codice LC 02516 dalla metà degli anni '70; alcune copie portano il taglio lacca di Robert Ludwig (la sigla RL nel runout). La buona notizia per il collezionista è che, a differenza di quasi tutti gli ECM d'epoca, questo è uno dei pochi originali economici e reperibili: copie VG+ si trovano spesso tra €25 e €60. E qui, raro tra i classici, non serve inseguire la prima stampa: le ottime ristampe 180g e l'edizione del 50° anniversario suonano in modo eccellente. Compra la copia migliore a un prezzo onesto, originale o ristampa che sia.
Il disco di piano solo più venduto di sempre fu suonato su uno strumento che il suo costruttore avrebbe rinnegato. The Köln Concert è la prova che il capolavoro, certe sere, non nasce nonostante il disastro — nasce proprio da lì.
Il concerto improvvisato più famoso della storia, nato su un pianoforte rotto e diventato il disco di piano solo più venduto di sempre: musica magnifica ma diseguale, registrazione leggendaria. Tra gli ECM originali è uno dei pochi economici e reperibili; per il suono vanno benissimo anche le 180g e l'edizione del 50°.
The Köln Concert su Vinile — Quale Pressing?
ECM 1064/65, doppio LP, copertina B&B Wojirsch (foto Wolfgang Frankenstein). Datazione: logo "ECM Records" sulle primissime stampe, poi "ECM" + codice LC 02516 da metà anni '70. Alcune copie con taglio lacca di Robert Ludwig (RL nel runout). Uno dei pochi ECM originali economici e reperibili: VG+ spesso €25–60
stampe moderne pulite e silenziose, fedeli alla registrazione. ~€30–40
rimasterizzata, confezione curata. In catalogo
raro tra i classici, non serve la prima stampa — anche le ristampe rendono pienamente giustizia. Compra la copia migliore a prezzo onesto
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Perché il pianoforte del Köln Concert era 'sbagliato'?
Jarrett aveva chiesto un Bösendorfer 290 Imperial; per un disguido gli portarono un piccolo Bösendorfer da prove, scordato, con acuti metallici, bassi deboli, alcuni tasti muti e pedali difettosi. Stava per annullare il concerto. Suonò lo stesso, in parte per non far crollare la diciassettenne Vera Brandes che aveva organizzato tutto. I limiti dello strumento lo costrinsero al registro centrale e agli ostinati di sinistra: è proprio da lì che nasce il carattere ipnotico del disco.
Qual è la prima stampa del Köln Concert e quanto costa?
ECM 1064/65, doppio LP uscito il 30 novembre 1975. Le primissime stampe portano il logo 'ECM Records'; dalla metà degli anni '70 compare 'ECM' con il codice LC 02516. Alcune copie hanno il taglio lacca di Robert Ludwig (sigla RL nel runout). È uno dei pochi ECM originali davvero economici e reperibili: copie VG+ si trovano spesso tra €25 e €60.
Conviene cercare l'originale o basta una ristampa?
Qui, a differenza di molti classici, non serve inseguire la prima stampa. La registrazione di Martin Wieland (due Neumann U-67 a valvole, registratore Telefunken M-5) è talmente curata che le buone ristampe 180g e l'edizione del 50° anniversario suonano in modo eccellente. Compra la copia migliore che trovi a un prezzo onesto, originale o ristampa che sia.