Factory Records · 1979
La copertina è il battito di una stella morta, il suono una stanza vuota: come Factory e Martin Hannett trasformarono un esordio in un oggetto di culto.
Cento righe bianche su fondo nero, impilate come le creste di un'onda che si smorza. Nessun titolo, nessun nome della band: solo quel grafico. È il segnale radio di una stella morta — la pulsar CP 1919, la prima mai individuata, nel 1967 — che Peter Saville prelevò dalla Cambridge Encyclopaedia of Astronomy e ribaltò in bianco su nero. Una copertina che dice tutto e non nomina nulla: l'estetica Factory come manifesto, il disco trattato come reperto e non come prodotto.
Perché Unknown Pleasures è, prima ancora che un esordio, un oggetto della Factory Records di Tony Wilson — l'etichetta di Manchester che dava un numero di catalogo a tutto, dai dischi ai manifesti, e che pensava una copertina come si pensa un'opera di design. Il post-punk nasceva dalla stessa Manchester che i Sex Pistols avevano fatto esplodere nel 1976 — la storia che Jon Savage racconta in England's Dreaming. Ma qui non conta la biografia della band: conta cosa la Factory fece di quel suono.
E cosa ne fece fu soprattutto opera di Martin Hannett. Agli Strawberry Studios di Stockport, nell'aprile del 1979, Hannett prese una band dal vivo aggressiva e frontale e fece l'esatto contrario di ciò che volevano: aggiunse spazio. Registrò la batteria di Stephen Morris pezzo per pezzo, immerse tutto nel riverbero e nel nuovo delay digitale AMS, allontanò gli strumenti dentro una stanza fredda e tridimensionale. Il basso di Peter Hook porta la melodia in primo piano, la chitarra di Bernard Sumner è un ricamo lontano, il baritono di Ian Curtis galleggia a mezz'aria. Se su Marquee Moon i Television avevano fatto risuonare le chitarre come architettura, Hannett fece echeggiare i Joy Division come un edificio vuoto. Lo senti in Disorder, che apre a tutta corsa; in New Dawn Fades, che cresce lentissima; in She's Lost Control, dove il ritmo trattato sembra una macchina.
Sul vinile, l'originale è un grail in piena ascesa, e riconoscerlo è metà del gioco. La prima FACT 10 del 1979 ha la copertina nera testurizzata stampata da Garrod & Lofthouse, senza una scritta su fronte e dorso, e l'inner ad angoli arrotondati. Nel deadwax è inciso A PORKY PRIME CUT — il taglio di George Peckham — con le sigle THIS IS THE WAY e STEP. Un dettaglio spiazzante: il metalworker invertì Outside e Inside tra etichette e runout — è un tratto dell'originale, non un difetto. Tony Wilson dichiarò che le prime 2000 copie uscirono in vinile rosso translucido; è un punto ancora dibattuto tra collezionisti — stampe nere (Garrod & Lofthouse) e Tranco rosse translucide coesistono tra le prime edizioni, forse pressate in fabbriche diverse. I prezzi sono schizzati: una prima pulita viaggia oggi grosso modo sui €500–1.200 e oltre. Per il solo ascolto, i puristi indicano come migliori tagli analogici la UK 1979, la statunitense FACTUS 1 (1980) e la tedesca; se vuoi qualcosa in catalogo, la ristampa 2015 (FACT 10R) è una replica fedele dell'originale. Da evitare, per molti, il remaster del 2007: schiarito, con riverbero aggiunto che tradisce i tagli Porky.
Poche copertine e pochi suoni sono così inseparabili dal loro oggetto fisico. Unknown Pleasures è il battito di una stella morta stampato su cartone ruvido, e una stanza vuota incisa nel solco: la prova che la Factory, quando ci credeva, non faceva dischi — faceva reperti.
L'esordio che ha fondato il post-punk: la produzione-cattedrale di Hannett, la copertina-pulsar di Saville, l'estetica Factory come manifesto. L'originale FACT 10 del 1979 (taglio Porky, copertina testurizzata) è un grail in ascesa; per ascoltarlo, la ristampa 2015 FACT 10R è la scelta onesta — evita il remaster 2007.
Unknown Pleasures su Vinile — Quale Pressing?
copertina nera testurizzata Garrod & Lofthouse, senza scritte su fronte e dorso, inner ad angoli arrotondati. Runout inciso "A PORKY PRIME CUT" (taglio di George Peckham), con "THIS IS THE WAY"/"STEP". Copie nere e alcune "Tranco" rosse translucide coesistono tra le prime edizioni: il rosso è una dichiarazione di Tony Wilson, ancora dibattuta. Clean ~€500–1.200 e oltre
per i puristi, oltre alla UK 1979, ottime la US FACTUS 1 (1980) e la tedesca — tutte analogiche, spesso preferite. Prezzi variabili
replica fedele dell'originale 1979 (Warner 90), con codice download. La scelta in catalogo, sensata
il remaster del 2007, criticato dai collezionisti per suono schiarito e riverbero aggiunto rispetto ai tagli Porky originali
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Come riconosco la prima stampa di Unknown Pleasures (FACT 10)?
La prima edizione del 1979 ha la copertina nera testurizzata stampata da Garrod & Lofthouse, senza alcuna scritta su fronte e dorso, e l'inner sleeve ad angoli arrotondati. Nel runout è inciso 'A PORKY PRIME CUT' (il taglio di George Peckham), con le diciture 'THIS IS THE WAY' e 'STEP'. Curiosità: il metalworker invertì 'Outside' e 'Inside' tra etichette e runout — è un tratto tipico dell'originale, non un difetto. Sulle primissime copie Tony Wilson dichiarò un vinile rosso translucido (stampa Tranco): è un punto dibattuto tra collezionisti — nere e rosse translucide coesistono tra le prime edizioni.
Quanto vale un originale FACT 10?
I prezzi sono cresciuti molto negli ultimi anni: una prima stampa del 1979 in ottime condizioni oggi si aggira grosso modo sui €500–1.200 e oltre, con premi per le (dibattute) copie 'rosso Tranco'. È diventato uno dei grail del post-punk. Attenzione alle ristampe successive (copertine lisce, codici a barre, cataloghi diversi come FACT 10R): non sono la stessa cosa.
Quale versione conviene per ascoltarlo al meglio?
Per il suono analogico originale, i puristi indicano la UK 1979, la statunitense FACTUS 1 (1980) e la tedesca. Se cerchi qualcosa in catalogo, la ristampa 2015 (FACT 10R, Warner 90) è una replica fedele dell'originale del 1979. Da evitare, secondo molti collezionisti, il remaster del 2007: suona più schiarito e con più riverbero rispetto ai tagli Porky d'epoca.