Black Beauty. Storie di musica nera — Nicola Gaeta
Jazz

Black Beauty. Storie di musica nera

Nicola Gaeta
2026·Edizioni LOW·800 pagine
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«Black Beauty. Storie di musica nera» è un saggio di ottocento pagine con cui Nicola Gaeta racconta oltre un secolo di musica afroamericana come un unico organismo. L'immagine che tiene insieme il libro è quella di un albero: le radici sono i ritmi africani, i canti degli schiavi, lo spiritual, il gospel e il blues; il tronco è il jazz nelle sue diverse epoche; dai rami si diramano soul, r&b, funk e hip-hop, ma anche rock'n'roll, disco e house, e ancora reggae, ska, dub e afrobeat; le foglie sono i musicisti, da Louis Armstrong e Duke Ellington a John Coltrane e Sun Ra, da Marvin Gaye e Stevie Wonder a Bob Marley, Prince, Nina Simone, Lauryn Hill e Kendrick Lamar.

Gaeta è esplicito nel dire che non è un catalogo ma una «mappa emozionale», dichiaratamente soggettiva e «in cammino»: procede decennio per decennio, alternando figure celebri, talenti emergenti e pionieri lasciati ai margini dalla storiografia ufficiale. Attorno a questa struttura ruota una tesi precisa — l'appropriazione commerciale dell'estetica nera, che dalle parodie ottocentesche del minstrel show arriva al cortocircuito del 1917, quando la prima registrazione jazz della storia fu firmata da una band di musicisti bianchi. È il racconto di un linguaggio continuamente sottratto ai suoi creatori e addomesticato per il mercato.

Il volume esce per Edizioni LOW (Piacenza), nella collana Lowland/Terrebasse, con una prefazione del sassofonista contralto Logan Richardson e un apparato fotografico — un vero e proprio saggio visivo — firmato da Pino Ninfa, Giovanni Guadalupi ed Elena Carminati. L'autore, Nicola Gaeta, è barese, medico, critico musicale e conduttore radiofonico; scrive su «Musica Jazz» e «Quaderni d'altri tempi», e ha già pubblicato «Una preghiera tra due bicchieri di gin. Il jazz italiano si racconta» (2011) e «Bam, il jazz oggi a New York» (2013), entrambi per CaratteriMobili.

Per chi colleziona vinile, l'interesse sta nella mappa più che nel singolo capitolo: un modo per collocare un disco jazz accanto alle sue diramazioni soul, funk, reggae e hip-hop, e per leggere l'intera musica nera come un sistema di linguaggi connessi anziché come una serie di generi separati. La tesi sull'appropriazione, poi, tocca da vicino chi dà valore agli originali e alle fonti.

La segnaliamo ora perché è appena uscita e perché la sua mappa — con la tesi che la percorre — riguarda da vicino questa musica. Una lettura all'altezza delle sue ottocento pagine richiederà tempo: ci torneremo.

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