Portishead — Dummy (1994, Go! Beat) vinyl record cover

Go! Beat · 1994

ELECTRONIC LP · 12" 1994 Go! Beat
Recensione

DummyPortishead

Etichetta Go! Beat
Anno 1994
Genere ELECTRONIC
Formato LP · 12"
8.8
su 10 Giudizio della redazione
Qualità musicale 9.2
Importanza storica 9.0
Registrazione 9.0
Pressing & vinile 8.0
🇬🇧 Read in English

Il capolavoro trip-hop di Bristol — la voce di Beth Gibbons come un film noir, i bassi profondi, la malinconia di una città fatta disco.

Dummy è la colonna sonora del mio periodo londinese, sulla fine degli anni Novanta. È la musica che mi accompagnava per le strade di Londra, al volante della mia auto, con i bassi profondi e quella voce suadente in sottofondo. Non lo ascoltavo come un disco da analizzare: lo vivevo come l'aria di una città in un certo momento della mia vita. Per questo faccio fatica a essere freddo con lui — ma proverò.

Uscito nel 1994, Dummy è l'esordio dei Portishead e, insieme a Blue Lines dei Massive Attack, il disco che definisce il trip-hop e il "suono di Bristol". Geoff Barrow costruisce i beat come un produttore hip-hop cresciuto a dischi di colonne sonore; Adrian Utley aggiunge una chitarra da film di spionaggio, tutta tremolo e tensione; e sopra tutto c'è Beth Gibbons, una delle voci più struggenti del decennio, incrinata, nuda, da torch singer caduta in un incubo. Il risultato è cinema per le orecchie: noir, lento, drogato di malinconia.

La costruzione è la sua magia. Barrow non campionava i dischi altrui come facevano quasi tutti: incideva i propri strumentali su acetato, li invecchiava, li grattava e poi li campionava, così che il crepitio del vinile che senti è messo lì apposta, una patina di finta vecchiaia su musica nuovissima. È un disco ossessionato dal passato e insieme completamente moderno — e quella tensione, tra lo scratch retrò e l'elettronica gelida, è esattamente ciò che lo rende indimenticabile.

I brani sono quasi tutti grandi. «Sour Times», con il suo campione di Lalo Schifrin, fu il singolo che li portò ovunque; «Glory Box» chiude il disco su un riff di basso che è diventato leggenda; «Roads» e «Wandering Star» sono il cuore malinconico, la voce di Gibbons che sembra sul punto di spezzarsi. Nel 1995 Dummy vinse il Mercury Prize, e con esso il trip-hop smise di essere una faccenda da club di Bristol per diventare un suono globale — di lì a poco ovunque, dalle pubblicità ai tavolini dei bar, anche se nessuno dei mille imitatori ebbe mai questa classe.

Collocato accanto a Blue Lines, Dummy è l'altra metà del suono di Bristol: se i Massive Attack erano il groove da sound-system, i Portishead erano il noir da camera, più buio, più teatrale, più disperato. Due facce della stessa città a fine millennio, due dischi che hanno riscritto l'idea di cosa potesse essere il pop quando rallentava.

Oggi è un classico indiscusso, e ascoltarlo mi riporta ogni volta in quelle strade. Ma anche al netto dei miei ricordi resta ciò che era: uno dei dischi essenziali degli anni Novanta, il momento in cui una band di Bristol trasformò la malinconia in architettura.

Questa pagina fa parte della mappa di Bristol di The Grail Hunt: per il contesto della città vedi la pagina di Bristol, e il capitolo dedicato nel libro The Grail Hunt: Europa.

Tracklist
A1 Mysterons Top
A2 Sour Times Top
A3 Strangers
A4 It Could Be Sweet
A5 Wandering Star
A6 It's a Fire
B1 Numb
B2 Roads
B3 Pedestal
B4 Biscuit
B5 Glory Box Top
Il verdetto

Il capolavoro trip-hop dei Portishead: la voce di Beth Gibbons, i beat da film noir di Geoff Barrow, la chitarra di Adrian Utley — Bristol fatta disco, e vincitore del Mercury Prize. Un classico indiscusso; la prima stampa in vinile (Go! Beat 828 522-1) è l'originale da cercare.

8.8 su 10 · Groov-illa
Guida ai Pressing

Dummy su Vinile — Quale Pressing?

Una premessa

non possiedo questa copia. Il voto sulla stampa e le indicazioni che seguono si basano sulle fonti — Discogs e la documentazione sulle stampe — non su un esemplare che ho avuto in mano. L'originale è la stampa europea del 1994 su **Go! Beat, catalogo 828 522-1** (tiratura DFI, stampata in Francia), registrata a Bristol. Qui c'è però una finezza che separa i collezionisti seri: esistono due stampe del 1994, e la **vera prima tiratura** (Discogs la chiama "First Press", release r13239116, 22 agosto 1994) si riconosce da un **errore nei crediti dei campionamenti**, poi corretto in tutte le uscite successive: «Biscuit» attribuita a Warner Chappell/Philips e «Glory Box» accreditata a «Isaac Moods» invece che a «Ike's Rap II». Quell'errore è il tell decisivo: se i crediti sono corretti, non hai la primissima tiratura ma la versione dell'ottobre 1994 (release r22840), molto più comune. Gli altri segni della prima stampa: nel solco cieco **828-522-1-A-1 DFI 94 6** e **828-522-1-B-1 DFI 94 6**; copertina semilucida con l'immagine centrale verniciata lucida; virgolette tipografiche attorno a «Dummy» sull'etichetta; dorso **«GO! BEAT»** (non «GO!! BEAT»); busta interna in cartoncino con l'intaglio per il pollice; sull'etichetta la dicitura «Marketed in France by Barclay and in Germany by Metronome». La trappola è lo stesso catalogo 828 522-1 che ricompare su copie che non sono la prima stampa. Le **ristampe ufficiali del 2017** si smascherano dal solco cieco (Pallas «…-2348- Rc», Abbey Road «MILES. ABBEY ROAD. ROOM 30.»). E circolano **almeno cinque bootleg**, tra cui un vinile blu marmorizzato del 2020 e una copia con copertina opaca priva dell'immagine lucida e busta interna bianca. Il catalogo da solo non basta: contano l'errore nei crediti e i segni fisici. Sul prezzo, la cronologia vendite Discogs della vera prima stampa (r13239116) dà una mediana intorno ai **150 €**, con un intervallo che va da circa 43 a 256 € secondo le condizioni; l'ultima vendita è del 1 ottobre 2026, segno che — a differenza di certi grail — questa prima tiratura passa di mano con regolarità. Resta un disco accessibile per quello che è: la vera First Press di un classico degli anni Novanta.

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Domande frequenti

Perché la prima stampa in vinile è ricercata se il disco ha venduto milioni di copie?

Perché quei milioni erano quasi tutti CD: Dummy è un disco dell'era del compact disc, e la tiratura originale in vinile (Go! Beat 828 522-1, 1994) fu molto più piccola. È il vinile, non il disco in sé, a essere scarso — e per questo la prima stampa è l'oggetto che i collezionisti cercano.

Come riconosco la prima stampa dalle ristampe?

La vera prima tiratura (Discogs "First Press", r13239116, agosto 1994) si riconosce da un errore nei crediti dei campionamenti: «Biscuit» attribuita a Warner Chappell/Philips e «Glory Box» a «Isaac Moods» invece che a «Ike's Rap II». Se i crediti sono corretti, è la versione dell'ottobre 1994 (r22840), molto più comune. Altri segni: runout «828-522-1-A-1 DFI 94 6», copertina semilucida con immagine centrale lucida, dorso «GO! BEAT», busta in cartoncino con intaglio per il pollice. Il giudizio sulla stampa si basa sulle fonti, non sul possesso.

Cos'è il 'suono di Bristol'?

È il trip-hop nato a Bristol a cavallo tra anni Ottanta e Novanta: hip-hop rallentato, bassi dub, soul e un'atmosfera notturna. Dummy e Blue Lines dei Massive Attack ne sono i due pilastri — il primo più noir e teatrale, il secondo più groove da sound-system.

Quanto vale un originale?

La cronologia vendite Discogs della vera prima stampa (r13239116) dà una mediana intorno ai 150 €, da circa 43 a 256 € secondo le condizioni (ultima vendita 1 ottobre 2026). Attenzione a non confondere la prima tiratura del 1994 con la versione corretta dello stesso anno, con le ristampe ufficiali del 2017 (stesso catalogo) e con i bootleg: tutti portano o possono portare 828 522-1.

Sergio S.
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Sergio S.
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